sabato, febbraio 18, 2006

XXIX, su questa mensola, quindi (4)

La riproduzione di una ciotola paleoveneta, manufatta l’estate scorsa dalla moglie del mio datore di lavoro, oppure da A., la disegnatrice, o forse addirittura da me, manufatta assieme ad altre decine di ciotole e bicchieri carenati e vasotti ed olle eccetera, oggetti poi cotti all’aperto – come si faceva in antico, in una buca coperta da sterpaglie e legno poi dati alle fiamme – e questa ciotola si è salvata da un qualche problema di materiale, a causa del quale molti pezzi – tra cui quelli di più pregevole fattura – si sono rotti, sono esplosi o si sono sbeccati malamente, e quando questo si è rivelato – mentre lentamente si spostavano le ceneri e i pezzi di legno bruciati - c’è stato come un abbassamento di pressione, su tutta l’area del festival archeologico dove la cottura era stata inscenata, e per alcuni minuti la moglie del mio datore di lavoro e la disegnatrice hanno vagato senza espressione, projettando all’intorno un’aura del tipo andrà-tutto-malissimo. Questa ciotola, grezza, è un ottimo svuotatasche, ed infatti dentro ci sono un biglietto ferroviario formato segnalibro, tre biglietti ferroviari chilometrici, un biglietto da automatica veloce, e tre biglietti dell’autobus. Sul fondo, a tastare bene, c‘è un pezzetto – perfettamente mimetico, contro il marrone-cottura del fondo della ciotola – un pezzetto di pelle-da-scarpe a forma di pelle di bovino distesa per la concia, con un foro in corrispondenza della nuca dove una cordicina passava per legarlo - il pezzetto di pelle boviniforme - alle scarpe da tempo libero che ho comprato dopo natale. E poi nella ciotola c’è anche un pezzo di nastro di raso grezzo, blu scuro-ora-anche-più-scuro-per-il-tempo, e questo nastro ha una storia abbastanza lunga.

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