mercoledì, dicembre 28, 2005
XIII, verso lo spazio: b, pieghevoli e depliant e brochure
Il ridente, montano abitato di L. vi dà il benvenuto – il primo lavoro che ho fatto per la Ditta senza supervisione niuna da parte del Datore di Lavoro; il Forte Tal dei Tali a L.; le tradizioni culturali di L.; la mostra fotografica sui fiumi del nostro territorio. // la conferenza ASITA (programma preliminare); la brochure della Provincia di A., l’unico oggetto che ho preso al IX Salone dei Beni Culturali di Venezia: per le dimensioni ridottissime e quadratissime l’ho trovato adorabile, e possibile fonte d’ispirazione o plagio; le attività estive presso i parchi della mia città; la serata in un club arci, un giovedì di novembre; il corso di formazione professionale per pizzaioli; stampa tesi e rilegatura in 24 ore!!!!; vuoi vendere il tuo computer usato? Vuoi ripararlo e non trovi più i ricambi? Stai cercando un computer usato e garantito? Ecco.
lunedì, dicembre 26, 2005
XII, verso lo spazio: a, solo carta
La stampa di una delle poche mail in cui una committenza s’è sciolta a dire va benissimo ed è bellissimo. Poche modifiche suggerite – alcune incomprensibili - e un’imbarazzante nota a proposito di un eccesso di zelo del correttore automatico di Word, e poi un altro commento, il lavoro è bello. Sono soddisfazioni. // Prove di stampa di cartografia e modellazioni 3d, belle e colorate, fatte in due minuti per rabbonire e distrarre un professore. // Appunti, originali, ripiegati in quattro, della sessione di georadar che ho tentato di mettere in piedi durante la campagna di scavo a R., quest’estate [l’unico mio intervento nei confronti della suddetta campagna, dato che il tempo lo passavo a sorbirmi i capricci di una committenza, e a bere lattine di birra] Dagli appunti non si capisce l’ordine, l’obiettivo ed il senso finale dei rilievi, ma ero sotto un sole implacabile, e assistito da due studentelli con una forte pulsione all’imboscamento. // Un elenco degli alberghi a una stella di Roma, d’un giorno in cui avrei dovuto fermarmi in capitale ma era tutto troppo umido, troppo stanco e troppo solo. // L’affettuosa stampa d’un affettuoso disegno in cui i ragazzi della campagna di scavo di R. del 2004 mi raffigurano com’un cimbrico guerriero munito di mantella, batticarne come mazza e coperchio di pentola a uso di scudo, e didascalizzati dettagli: cimbrica trippa, cimbriche all-star, ed una bottiglia ad altezza uomo di cimbrica birra. // La stampa, automatica, dell’etichetta da appiccicare sulla busta con cui avrei spedito la mia richiesta di partecipare all’esame per la borsa di dottorato. // Moduli per l’iscrizione ad un corso, nelle intenzioni dell’autore, ipertecnico. // Il fax, freddo e un po’ spocchioso ma comunque contenuto e burocratico, con il quale mi sono ritirato dal già nominato corso ipertecnico, per questioni d’orario e per mancanza di ipertecnicità. // Materiale d’un corso di scrittura. Su una fotocopia ci sono scarabocchi – il simbolo del Trystero – ed il nome rinascimentalmente italianizzato dello scrittore Nello Stivensonio: io ed L. non riuscivamo a tenere gli occhi aperti, dopo gli eccessi di unta alimentazione e spritz casereccio, ed il corso in qualche modo dovevamo farcelo passare. Sul retro di un altro foglio, la mia riscrittura del leopardiano sempre caro mi fu, come esercizio richiedeva [Sempre caro – sempre caro; sempre caro mi fu questo colle. Sempre caro mi fu quest’ermo colle. Ermo colle. Caro, ermo colle. Caro, colle – colle, caro. Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe? Sempre cari mi furon questi – sempre caro mi fu quest’ermo colle e questa siepe, questa siepe che da… sempre caro. Colle, siepe. Cari colle cara siepe. Bah.] // Appunti di lavoro, su fogli a4, dei più disparati: cose da fare – tra cui, la famigerata stampa fata bén [sic.] di una brochure in corso d'approvazione – programmi da procurare, stralci di carte tecniche regionali di ambito veronese; la struttura del database per un applicativo d’inventario, corredato in fondo da un minuscolo nonché di sql io non mi ricordo un cazzo! // Ancora: prove di stampa su a4, ripiegate a modo di improvvisato quadernetto per appunti, su cui l’uniche cose appuntate sono le indicazioni, a pastello rosso, per raggiungere il ridente, montano abitato di L. //
domenica, dicembre 25, 2005
XI, è Natale, è Natale
Allora, il regalo che mi sono fatto da me e che, eccettuato poche dimostrazioni d’affetto verso amici e amiche confezionate in ore rubate al sonno con le dita sulla tastiera e notevole tensione creativa intorno, è anche l’unico movimento consumistico di cui sono stato attore attivo, in questo Santo Natale:
- Hrabal B. - Opere scelte - Mondadori Meridiani
- DeLillo D. - Libra - Tullio Pironti Editore
- Gadda C.E. - Accoppiamenti giudiziosi - Garzanti
- Vollmann W.T. - Tredici storie per tredici epitaffi - Fanucci
Che in un momento di indecisione, dubbio e fallimentare richiesta d’informazioni alla titolare della Libreria In Cui Lavoravo – e nella conferma che, sì, era possibile succedesse qualcosa ai punti sconto contenuti nella mia tessera, al passaggio all’anno nuovo; proprio per non perdere questi miei punti sconto ma, soprattutto, per accumulare quei pochi mancanti che mi avrebbero permesso di raggiungere un sonoro sconto di venti euro su qualsiasi acquisto, beh, ecco spiegati Hrabal, come testa d’ariete dell'intera manovra, e DeLillo, per quei due ulteriori euro mancanti. Con i quali venti euro di sconto, poi, ridurre la spesa di (23) e (24), che volevo tanto, eccetera. // Già che ci siamo, ci mettiamo quest’altro regalo:
- Least Heat-Moon W. - Strade blu - Einaudi tascabili
- Anonimo - La vita di Lazarillo de Tormes - BUR Classici
- Hofstadter D.R. - Gödel, Escher, Bach: un'Eterna Ghirlanda Brillante - Adelphi
che mi sono fatto nel momento stesso in cui, durante una telefonata assolutamente casuale, il Datore di Lavoro mi ha comunicato la bonifica di un mio mensile - che mi sono fatto, questo regalo, nel momento stesso eccetera, senza nemmeno aspettare l’effettivo accredito del bonifico nel mio disastrato, tristo conto in banca. // E allora mettiamoci per completezza – e per fare un po’ d’ordine – mettiamoci anche questo,
- Hamsun K. - Misteri - BUR Classici
unico libro e unico acquisto in due mesi di obsoleta povertà ottocentesca e dickensiana, due mesi in cui ogni monetina, ogni sforzo economico erano tesi – depurato il saldo contabile dalle uscite dovute al pendolarismo lavorativo e ad un minimo di prandialità – erano tesi agli spritz serali.
X, a corroborare la teoria lasciata intravedere col cappello introduttivo di (IX)
Spartiti di B. Smetana: “The Moldau” and Other Works for Orchestra – in full score. Da qui se ne sono uscite le fotocopie delle prime diciassette pagine dello spartito de La Moldava, e otto fogli tablati – rigorosamente impaginati, stampati e bucati-ai-lati in casa – con le mie trascrizioni del primo movimento de La Moldava stessa, in matita e penna nera e ancora matita e pennarello verde e pennarello rosso e, com’è tipico di me, con sottolineature e cerchiature e frecce evanescenti verso sommarie diteggiature e nomi di sezioni in inglese e appunti e correzioni e, insomma, un occhio non mio non capirebbe molto, specialmente delle prime due pagine, trascrizione di trentatrè battute dell’introduzione a due flauti, attorno alle quali in effetti ho sedimentato più scritture. // Un blocco di fogli a4, prove di stampa e stampe sbagliate salvate dal macero, in ufficio, e rilegate con una spirale di plastica nera. Dopo una pagina lasciata bianca ci sono appunti sui primi due capitoli di Infinite Jest, in corso di lettura. // La custodia di un cd vergine stampabile a getto; una custodia per cd slim, vuota, e una prova di stampa del booklet della raccolta musicale the velcro collection – volume 3. // Una confezione di cinque cd riscrivibili, regalatimi per il compleanno dalla mia amica ed ex compagna di studi C., alla prima occasione, posteriore al compleanno stesso, in cui ci siamo visti. // Una confezione aperta di lamette per il rasoio da cui ne manca una, che ho usato domenica scorsa per tagliarmi la barba, cosa che non facevo da un anno e mezzo. Una confezione, aperta anch’essa, di lamette per un altro rasoio, perché dopo un anno e mezzo che non mi tagliavo la barba non ricordavo più che lamette ci volessero per il mio, di rasoio. // Gli spartiti di Painkiller dei Judas Priest, originali e con tablatura, aperti alle pagine novantasei e novantasette – fine del terzo assolo (K.K. Downing), quarto assolo (G. Tipton) e prime tre battute della parte armonizzata; all’interno del libro c’è un elenco puntuale di tecniche chitarristiche che avrei voluto approfondire, scritto a penna sul retro di una fotocopia di una pagina di un qualche testo sulla “casa rurale veneta”: è l'inizio del capitolo intitolato Le tipologie.
domenica, dicembre 18, 2005
IX, i moduli per diventare grandi
[Ad un certo punto quindi – si avvicina la fine dell’anno solare – ad un certo punto diventa necessario intraprendere un’opera di riammodernamento della propria vita lavorativa, così da muoversi verso diverse sistemazioni, meglio gestibili, inquadrate nel flusso comune della legalità economica ed esattoriale. Anche perché al tuo datore di lavoro torna paradossalmente più facile versarti più soldi più regolarmente attraverso ben definiti, stabili canali solo un po’ inquietanti per il carico di responsabilità che uno crede si portino dietro per mantenimento e manutenzione, che non, come finora ci si è arrangiati, nell’occasionalità delle prestazioni occasionali – modalità che tu hai cercato, prima, poi strenuamente mantenuto come, anche, istituto di libertà ed autogestione, parziale certo, ma comunque rassicurante. E quindi tocca muoversi verso la Camera di Commercio, una mattina che sei in città, a chiedere informazioni, e poi – per trascuratezza tua, chiaramente – farti mandare in altri uffici, da altra parte; ma nel frattempo è anche impossibile attraversare indenne le persone che swarmano per il centro di giovedì mattina, ed è fin troppo facile incontrare degli occasionali compagni di bevuta per fare due chiacchiere, fare colazione, prendere l’aperitivo e, inconsciamente, rallentare in una qualche maniera il tuo avanzare verso gli uffici preposti, i moduli, l’ingresso nel mondo dei grandi. E poi, finchè sorbi col cucchiaino una cioccolata calda arricchita di liquore Strega – geniale risposta del barista al tuo dubbio, cioccolata calda o aperitivo?, che ti ha permesso con classe ed un minimo di inventiva di godere allo stesso tempo della cioccolata e dell’aperitivo delle undici – finchè sorbi questa cioccolata cum liquore ti chiedi anche ma sarà mica in giro, L., che è un po’ che non lo vedo?, e L. è in giro e solo dopo un bianchetto e uno spuntino ti muovi finalmente verso l’Ufficio delle Entrate in un orario che sarebbe perfetto se, per protesta contrattuale, per tutta la settimana e quindi, per come funzionano gli insiemi, anche per questo giovedì, l’intero palazzo finanziario non venisse chiuso mezz’ora prima dell’orario dovuto. Acchè torni il giorno dopo, e qualunque inconscia riserva intanto s’è sciolta nella notte e c’è uno strano clima nebbioso, ora; l’autobus è preciso a portarti nei pressi dell’Ufficio delle Entrate ad un’ora sicura, tu entri e chiedi le informazioni che ti vengono poi date con gentilezza, come se l’azione che stai per intraprendere sia la cosa più normale al mondo, e ti viene anche elargito il consiglio di ritardare fino a gennaio l’ormai decisa upgrade della tua vita lavorativa - tu esci sul vialetto d’ingresso dubbioso solo per un attimo – subito dopo irradi messaggi per cercare qualcuno con cui bere uno spritz e festeggiare e, nell’attesa, ti piazzi al sole, solo, e te ne bevi uno, e per tutto il resto del pomeriggio – per tutto il resto di un pomeriggio di decisa, piacevole ed esuberante ubriacatura te ne girerai per il centro con i moduli, nella saccoccia, per l’apertura della partita Iva, per il tuo passaggio al libero professionismo e, di riflesso, per la tua ascesa al mondo dei grandi.] // Quindi: il modulo per l’apertura della partita Iva, in duplice copia, ed il modulo, in duplice copia anch’esso, per la richiesta di accedere al regime fiscale agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo. //
giovedì, dicembre 15, 2005
VIII, continua
// Cinque moduli di ricarica della carta Postepay, per un totale di cinquecentocinquantuno euro movimentati; alcuni moduli sono fotocopie, perché alle poste centrali di Padova, di moduli, non ve n’è. Dietro ad una di queste fotocopie ci sono alcuni appunti di lavoro, scritti a matita e pressoché trasparenti. // Un estratto conto della mia carta Postepay, perché quando ronzi troppo attorno a Ebay è un attimo perderne il controllo. // Una lettera, con relativa, stylosa busta, con la quale mi si avverte che le normative della mia carta Postepay avrebbero subito delle variazioni a me sfavorevoli e che, insomma, avrei potuto, entro quindici giorni, recedere dal contratto. // Un bollettino di conto corrente postale, a causale acquisto di macchina fotografica. // Ricevuta di raccomandata e subsequente ricevuta di ritorno, per l’invio dei documenti d’iscrizione all’esame di dottorato. // Due pezzi di carta in cui mi si spiega perché mia madre ha dovuto spendere euro 5,50 quando è arrivato l’ultimo libro che ho comprato su Amazon, The rifles di William T. Vollmann; questo plico, mi dicono, Le arriva da un paese che non appartiene all’Unione Europea e poiché contiene un oggetto, è stato sottoposto alle operazioni di sdoganamento. Poi la carta si bea del recapito a domicilio in tempi rapidi, e della possibilità di pagare i diritti doganali direttamente al portalettere. Osserviamo però che: fino ad agosto, tutti i plichi mi arrivavano nei tempi previsti dai mittenti d’oltreoceano, e senza ulteriori balzelli; ora, oltre che tassati, i plichi arrivano con due mesi di ritardo – quando arrivano. // Sei francobolli da 0,45 euro, e tracce di francobolli di posta prioritaria. // Una busta della FedEx con la quale si sdogana un laminatoio, speditomi da Mesa, Arizona, e di cui vado molto fiero; uno dei diversi documenti contenuti vanta che tutte le sdoganerie sono GIA’ STATE FATTURATE al mittente – così, sì: in parte in maiuscolo. Un laminatoio è un aggeggio che funziona come una macchina per fare la pasta solo che, invece della pasta, riduce in lamine le lastre di metallo. Il corpo del laminatoio è di ghisa, e il pacco pesava 50 libbre – pesava talmente tanto che, quando è arrivato – io ero in montagna, a L., per lavoro – mia madre ha sentito la necessità di mandarmi un messaggio con scritto ti è arrivato un pacco pesantissimo, l’abbiamo spinto in cantina.
domenica, dicembre 11, 2005
VII, nello spirito dell’ordine domenicale - di quanta roba c’è non si ha idea (2, e seguenti)
Sette biglietti del treno, coinvolgenti diverse stazioni - Padova, Vicenza, Roma Termini, Falconara Marittima, Alano-Fener-Valdobbiadene, Tortona, Bologna Centrale, Jesi – e diversi momenti dell’anno in via di chiudersi. Sette biglietti del treno, quindi: sette segnalibri. // Cinque biglietti del treno, chilometrici, da cinquanta chilometri; tre da quaranta; un abbonamento settimanale da cinquanta. // Un biglietto di macchinetta-biglietteria veloce, di ritorno da Montebelluna. // Dieci più undici biglietti dell’autobus, usati – undici, ancora attaccati in forma di carnet. // Anche se i biglietti grandi, del treno, li conservo come segnalibri, fino a qui, se fumassi, avrei un certo patrimonio in carta da filtro. // Alcuni biglietti stropicciati come fossero usati, ma che usati non sono: due d’autobus, e un ferroviario chilometrico da cinquanta chilometri; come trovare cinque euro in una tasca di pantaloni dismessi. // Un biglietto di linea urbana bolognese, e una corsa semplice delle autolinee anconitane. // Il biglietto, comprato da un bagarino, per il Salone Internazionale dell’Industrializzazione Edilizia di Bologna, 2005, ed una relativa cedola. // Due libretti intonsi di biglietti per le escursioni in Altopiano: biglietti interi e biglietti ridotti, mai usati perché, in realtà, io avevo i miei, di libretti già iniziati, ma quel giorno, nell’improvvisa assenza d’altra guida, essi erano a casa, a Padova, lontani da me. // Un buono valido per un panino omaggio, dal lunedì al venerdì, fino al 15 luglio. Di un kebabbaro che non pratico, e quindi non usato, e pur’anco scaduto. // Pass e tessere: del Centro d’Arte degli Studenti dell’Università di Padova, per poi vedere gratis un concerto di musica klezmer; di un festival celtico tipicamente nordestino, perché ci ho lavorato con la Ditta; dello stesso festival celtico nordestino, ma non plastificato e provvisorio, perché il mio un giorno l’ho scordato a casa; del Festival dell’Archeologia dalla Ditta organizzato, da me concepito e stampato e plastificato, il pass; infine, l’abbonamento a dieci caffè-e-brioches in un bar di Vicenza vicino al cantiere storico della Ditta, mai fruito oltre il primo timbro per improvvisa cessazione dell’attività ristorativa stessa. // Biglietti da visita: del mio datore di lavoro, del mio tecnico informatico di fiducia, di un ristorante di cucina singaporiana, di una catena di pub che offrono il galletto come piatto de la maison. // Scontrini e ricevute diversi, di bar e copisterie e negozi di informatica di fiducia e tavole calde, nel sempre magico e stupefacente trasformarsi della carta moneta – e del solo metallo, spesso – in scontrini e fatture; pensavo una volta che avvenisse solo dei valori contenuti nel portafoglio – quante volte, quante: aprivi le due valve di pelle credendole proteggere tasche ricolme di danarume e scheità con i quali prontamente poter’acquistare beni, servizi e proprietà; ed invece le scoprivi piene di carta, di carta straccia e, peraltro, di pessima qualità! Pensavo di aver risolto il problema smettendo di usare il portafoglio, tenendo filigrane ed argenti tra tasche e scrivania e fondi di zaini e saccocce, ma niente: la trasmutazione continua ad avvenire, in un’inversione di senso materiale che farebbe ammattire un alchemista. //
sabato, dicembre 10, 2005
VI, "vediamo dunque se c'è un ordine nella distribuzione delle acque..."
Un piccolo cumulo di roba che sta davanti ad un mucchio di libri e cd pencolante, che a sua volta sta davanti alle tre pile di libri, più stabili, che stanno davanti al comodino e che, forse controvoglia, sono diventate esse stesse il comodino
I resti di un pacco di Amazon, e la ricevuta dell’acquisto dell’Anathomy of melancholy di Robert Burton. // Il monolingue inglese - Collins Cobuild, English dictionary, 1995; sulla prima pagina, di cartoncino bianco, ci sono, a penna e a matita, alcune date di esami, annotate dalla mia ex. //Un albo di Moebius, Scalo su Faragonescia, di L. [letto mesi fa, non gliel'ho ancora restituito perché ho tardato a copiarmi, dall’introduzione dell’autore, questa frase: […] ci sono soltanto due maniere per superarsi, una quantitativa, l’altra qualitativa. Per la quantità, è sufficiente far proliferare il disegno fino al punto di impressionare il lettore. Come fare un’intera città con tutte le finestre al posto giusto. E’ una performance relativamente facile. […] La performance qualitativa è di tutt’altro genere perché poggia sulla bellezza, sull’invenzione, sulla semplicità. E’ molto più difficile. La perfezione non è il frutto del numero di ore che avete consacrato ad una tavola, ma della vostra capacità tecnica. […] Uno stile fluido permette di consacrare l’essenziale della sua energia alla bellezza, alla qualità del disegno e non più alla quantità dei dettagli. Ecco, l’ho copiata. Posso restituire l’albo a L.] // Un supplemento domenicale de La Repubblica, che mio padre mi ha tenuto per gli articoli su Pasolini e Houllebecq. // Una cartellina gialla, di quelle con l’elastico, deformata dal contenuto, che si guarderà più avanti. // Due libri:
- Seneca - Questioni naturali - BUR
- Vollmann W.T. - The rifles - Penguin
Di Seneca ne ho lette alcune parti: agli inizi di una poi abortita preparazione al dottorato, per una overview avanguardistica sulla questione geografica; per infilare una frase sui fiumi nel powerpoint della lezione sulla geografia dell’Altopiano; manca comunque un segnalibro. Vollmann è in edizione originale.
giovedì, dicembre 08, 2005
V, libri nel mucchio
Parte dei libri che ho sulla scrivania, sulle mensole sormontanti la scrivania e per terra, nei dintorni della scrivania stessa – il secondo volume del Chin p’ing mei, per completezza, l’ho raccattato dalla pila che soffoca il comodino, di fianco al letto, e che a sua volta è diventata il comodino:
- Gadda C.E. - Giornale di guerra e di prigionia, con il "Diario di caporetto" - Garzanti
- Marinetti F.T. - Teoria e invenzione futurista - Mondadori (il Meridiano, sì)
- Cicerone - Bruto - BUR
- Ivan il Terribile - Un buon governo nel regno, il carteggio con Andrej Kurbskij - Adelphi
- Chin P'ing Mei (2 voll.) - Feltrinelli
- O'Brien J. - Via da Las Vegas - Feltrinelli
- Dostoevskij F. - Delitto e castigo - Newton
- Cerchiari L. - Il jazz - Bompiani
- Musil R. - L'uomo senza qualità (2 voll.) - Einaudi
- Marinetti F.T. - Mafarka il futurista - Mondadori
- Miller H. - Giorni tranquilli a Clichy - SE
- Tanizaki J. - L'amore di uno sciocco - Bompiani
- Aretino P. - Ragionamenti, sei giornate - Newton
- Dostoevskij F. - L'idiota - BUR
- Stephenson N. - Cryptonomicon - Avon
- Melville H. - Moby Dick - Newton
Poche note. Di Gadda ne ho lette un centinaio di pagine, centrali, per preparare una lezione sull’Altopiano di Asiago, dell’organizzazione della quale avrei avuto carta bianca, e queste pagine sono sottolineate a matita (frasi e passaggi di interesse generale; parti da leggere per l’atmosfera) e pastello verde (frasi e passaggi di interesse paesistico e geografico); mi sono ripromesso di finirlo. Il Bruto è da marzo che sta sul case del computer, in mezzo a cd e dvd senza custodia, e alle custodie degli stessi; di Ivan il Terribile ne ho lètte poche pagine dell’introduzione; col Chin p’ing mei sono fermo a metà del primo volume [visto, di seconda mano, nella libreria in cui lavoravo, e subito incuriosito dal sottotitolo – “romanzo erotico cinese del secolo XVI”; se ci trovo qualcosa di scandaloso, al primo colpo, lo compro - mi dico. L. mi precede: apre a caso, legge due righe, si delude perchè sono normalissime. Gli prendo il libro di mano, apro, e leggo qualcosa a proposito di un unguento torbidamente applicato, dal protagonista, sulle – e dentro alle – genitalia di una servetta. L’ho comprato all’istante]; Delitto e castigo l’ho iniziato quattro volte, e quattro volte mi sono arenato tra pagina cento e pagina centoventi; a pagina centoventi c’è ancora un segnalibro, un a4 piegato in quattro: da una parte è stampata la relazione di un’esercitazione del corso di geologia ambientale – Calcolo di parametri dell’area calanchiva dei torrenti Sellustra e Mescola – dall’altra, la lista informatica degli iscritti ad un appello di cartografia, lista nella quale un certo Krausssssssssssssss Federico ha scritto, nel campo disponibile per i commenti, ti faccio secco; l’esame, dice l’intestazione del foglio, è tenuto dal Prof. Secco. Il Cryptonomicon è in edizione inglese.
mercoledì, dicembre 07, 2005
IV, di quanta roba c'è non si ha idea (1)
Un elenco dei libri che avrei voluto/dovuto prendere a prestito, in diverse biblioteche della città, per preparare una lezione, prettamente geografica, sull’Altopiano; i titoli sono incomprensibili, riassunti da poche parole o, addirittura, in soli concetti – racconti puntini puntini; il territorio eccetera; di alcuni volumi è indicata solamente la collocazione, scompagnata dall’indicazione della biblioteca in cui si trovano. Sono elencati diciassette libri; la lezione l’ho preparata su quattro testi, uno solo dei quali è segnato qui – titolo autori e collocazione sono appuntati a penna, in fondo alla lista. // La stampa di un post di un’Amica, M., a proposito di massa sociale e fili d’erba. // Il quadro d’unione di un fotomosaico, tracciato a penna nera e pennarello arancione. I miei soliti, insicuri, chiedo-confermosi calcoli di scala, in basso. // Tre stampe, sbagliate, di una scheda dell’appendice della mia tesi. E’ passato più di un anno e ancora continuo a tirarne fuori, dal cassetto della carta da appunti. // La prova di stampa di una scheda di Unità Indagine, per un recente lavoro; dietro, le quantità necessarie di zucchero, burro, tuorli, farina, sale e buccia di limone che servono per fare i biscotti. // Onerose sorprese che all’ultimo incontro del Centro Studi il Professore ci ha portato: il programma di un convegno di etnoarcheologia dell’anno prossimo – dover scrivere venti righe di abstract, decenti, in una notte; il modulo di iscrizione dello stesso – schei, ma spero che qualcuno ci penserà per me; la scaletta di un convegno, programmato per il 16 dicembre oppure 15 o 17 dicembre [sic.], in cui figura un intervento del sottoscritto a titolo Rilevamento satellitare in GPS semi-differenziale – buttare giù un powerpoint, e inventare qualche immagine con cui infiorirlo. // Tre foto di scavo stampate, male, su un a4 di carta fotografica. // Due preventivi, scritti in penna blu con calligrafia da negoziante, su carta a quadrettoni, per due diversi sistemi di saldatura: a propano, 109,71 euro; a ossi-propano, 367,00 euro. Per entrambe le soluzioni, mi ricordo, valeva la formula questi sono i prezzi di listino, poi è chiaro che ti faccio bene. // Un elenco, scritto in pennarello azzurro su una prova di stampa, neanche a dirlo, della mia tesi, delle prime cose da procurare per approntare un laboratorio orefice. Al foglio manca un ottavo, strappato; tre quarti dell’elenco sono in inglese. [molti dubbi sul Senso della Vita, cercando questi oggetti. Mi presento in un rivenditore di prodotti chimici, prossimo agli istituti universitari. Tiro fuori questo foglio, su cui è appuntata la “ricetta” del flusso, e chiedo: avete l’acido borico? Ce l’hanno, costa abbastanza ma, insomma, poi serve. E poi, – continuo – il borace?
Mai sentito - mi fa il commesso.
Come?
Mai sentito. Non hai la formula? Se avessi la formula, potremmo capire cos’è. Ma così…
No, la formula non ce l’ho. Cioè, in realtà, il nome che ho io è in inglese, borax, ma credo che si traduca proprio in-
Comunque non so cos’è, non ce l’abbiamo.
Qualche giorno dopo ho scoperto che il borace s’usa per fare il bucato – s’usava, almeno; lo vendono nelle drogherie, all’etto]
III, gli archeologi lo chiamerebbero un ripostiglio
Una graffetta di metallo. // Una chiave, di cui al momento mi sfugge la relativa serratura. // La linguetta peel off first di una cartuccia della stampante. // Una pinzetta da orefice. // Uno scontrino di tabaccheria, per 1.50 euro di buste, strascico dell’ondata pubblicitaria della Ditta [nota: il prezzo delle buste, se le compri in tabaccheria – nella stessa tabaccheria - varia a seconda del commesso presente] // Spiccioli, nella forma di: cinque monete da 20 centesimi di euro, nove monete da 10 centesimi, dodici da 5, una da 2, quattro da 1 centesimo; 2,56 euro in tutto, quindi [patisco dell’assenza di uno svuotatasche, sulla mia scrivania – ne ho sempre patito, sempre: da ben prima che anche solo cominciassi a sospettare dell’esistenza di un termine come svuotatasche per descrivere quello di cui avrei avuto così bisogno]
lunedì, dicembre 05, 2005
II, come ieri, ancora. Forse un po' meno
L’anello terminale della riproduzione in miniatura di una chiave di tipo retico, che la Ditta smercia come souvenir, e che io ho rotto – prima di molte – cadendomi essa insieme al mazzo di chiavi legàtoci assieme per terra, davanti al portoncino delle cantine. // Un gancio ad “esse”, di quelli che si usano per appenderci le cose. // Un plettro extra-ultra-iper-heavy, di quelli viola della Dunlop da 2 millimetri. Non riesco più ad usarli, spessi così – sono passato agli extra heavy e basta, 1.14 millimetri. Ma ricordo d’una corsa al plettro più coriaceo, dieci anni fa ormai. // Un Quaderno di Archeologia del Veneto, prestatomi dal mio datore di lavoro per l’argomento trattato – è il numero intitolato Topografia archeologica e Sistemi Informativi, primo della serie speciale. // Il mio glorioso libretto universitario, vecchio stile di finta pelle marron-rossiccia con in fondo, nella tasca interna, ancora altri documenti della vita universitaria: numero di telefono dell’associazione a cui delegavo la burocrazia, prima di cominciare a pensarci da solo; tessera della biblioteca del Maldura [letteratura italiana]; tessera provvisoria del Dipartimento di Storia delle Arti Visive e della Musica; un po’ di codici a barre non usati; un badge magnetico datato 01.08.1996 – non credo sia quello in uso, che dovrebbe essere sperso nelle saccocce negli zaini o nelle tasche, da qualche parte. // L’ultimo oggetto libresco ricevuto –non comprato, ché per mancanza di denaro sono mesi, che non ne compro: Luserna – storia di un paesaggio alpino. Diventa il primo elemento del catalogo di libri geografici scientifici e quant’altro della mia biblioteca [sono atti di un convegno, comunque – sai che soddisfazione] // Pieghevole pubblicitario del sistema minitrapano Dremel; ho poi optato per una meno costosa imitazione, quaranta euro più spese di spedizione, compreso pure di un centinaio di punte ed accessori. // Scontrino di un negozio di fotografia, relativo all’acquisto dell’accrocchio – come lo chiama il mio datore di lavoro – dell’accrocchio USB per leggere i mille tipi di memory card esistenti sul mercato; comprato al termine di una giornata di sfighe: improvvise scadenze di lavoro e trovate del tipo ma io ho il lettore universale, montato sul computer di casa, e scoprire che è universale sì, ma che la sua universalità si ferma giusto prima del tipo di scheda che a te, ora, interessa, e tutto questo scoprirlo alle 19:05 di sera. Pedalare come uno scalmanato fino al negozio, dall’altra parte della città, ed in perfetto orario, alle sette e mezza, presentarsi all’aperitivo. // Il foglietto di istruzioni dell’accrocchio stesso. // Biglietti del treno: tre di questi legati al mio andare a Verona, in marzo, a far carte dalla/per la Siae; uno, di due anni fa: il ritorno dalla Calabria, settantatré e passa euro di Ic da Gioia Tauro a Padova. Tengo i biglietti piegati solamente a metà, ché sono ottimi segnalibri – uno accartocciato lo butto. // Il libretto di istruzioni del mio attuale cellulare, un Nokia 6610i. // Stampa, dall’immancabile servizio di mapperia on-line, della localizzazione nell’ambito urbano della sede Siae di Verona; appuntato, sotto la gif, il nome della ditta che ci duplica e serìgrafa cd e dvd. // Un pieghevole della Ditta, ultima versione, sulla prima pagina del quale ci sono le prove di me che falsifico la firma del mio datore di lavoro, ed un po’ di solchi circolari con i quali ho provato a rianimare una penna; con molta probabilità, per l’attività firmaria ne ho usata un’altra. // Due laccetti di plastica, che tenevano immatassati altrettanti cavetti. // Pieghevole di presentazione ed invito alla mostra di L., la stessa mostra per cui noi come Ditta s’è prodotta la pannellistica; l’invito è un foglio di lucido su cui è stampato in viola il pattern di tombolo che appare davanti al pieghevole, con cordiali inviti e gradite occasioni di augurarci una serena Santa Pasqua; commento di C. quando ha visto l’insieme: ma cos’è? L’invito ad un matrimonio? // Altri biglietti di treno, chilometrici stavolta: due da 40 km, un abbonamento da 50 – il primo ch’io abbia mai fatto, sul quale ho scritto la via di casa mia dove per via s’intendeva un’eventuale stazione di cambio nel tragitto percorso. // Una prova di stampa del curriculum della Ditta, sul retro della quale ci sono i miei appunti per l’impaginazione dello stesso, alcuni indirizzi di e-mail, la spiegazione di come raggiungere la tipografia, serie di crocette, abbinate a soggetti di pannello, ad indicare le cose già fatte per i vari - neanche a dirlo - pannelli della solita mostra di L. // Il pieghevole delle attività estive della Ditta che tenevo nel marsupio quando andavo a fare le visite guidate; è in effetti piuttosto liso. // Pagina di bloc-notes di una utensileria di Alte di Montecchio, su cui non c’è scritto niente. // La custodia di un cd riscrivibile, con dentro però la copia di Dead heart in a dead world, dei Nevermore.
domenica, dicembre 04, 2005
I: lungo, noioso e zelante come tutti gli inizi
Tre buste imbottite – da una delle quali viene fuori la ricevuta, stampata su a4, dell’acquisto on-line di Metalwork and Enamelling di Herbert Maryon (la tengo, la ricevuta, e la infilo nel libro). Il pacco – questo – ha provenienza americana (Astoria, OR); gli altri due: una dogana tedesca – se almeno vuol dire questo, la dicitura Port Payé, ma sulla fattura è scritto Mesa, AZ, come per tutti i subsequenti pacchi speditimi dalla FindingKing, fornitore via internet di attrezzi da jeweller [questo pacco, per esempio, è delle tenaglie da trafila]; Santa Clara, CA, il secondo bustone –un altro libro, era, ma la ricevuta è sparita. // Il manifesto – la locandina, come la chiama la committenza – il manifesto del comune di R., attività estive: un riquadro vuoto, bordato di giallo, su cui incollare le locandine più piccole delle attività estive; in alto c’è scritto comune di R., assessorato eccetera; musei e numeri di telefono utili sono sotto – c’è un pezzo nel mio blog, a proposito del rinnovo grafico e concettuale di questa locandina, è uno di quei pezzi che ho letto una sera in Prato, a fine luglio, con i C. - faceva parte della mia selezione di pezzi sul lavoro; la locandina ha dimensioni 77 x 35, tipo, ma non ho voglia di misurarla, ora. // Un altro bustone, involucro del pacchetto in cui mi è arrivata la macchina fotografica reflex. C’è ancora la ricevuta, mai tirata fuori dalla busta di plastica incollata all’esterno. // Una busta di foto sviluppate, vuota. // Un cd di A. – Some of my best friends are djs. // La ricevuta dei lavori di connessione intrapresi, e falliti, nella mia prima casa post-genitoriale; 78 euro di router, 40 euro per 40 metri di cavo ethernet; 72 euro in ore di lavoro, fatturate in quantità minore rispetto a quelle veramente perse da M., il mio tecnico. Il router sta a casa mia, in uso, assieme a nuovi cavi – uno, per dire, rubato da K all’università, e un secondo anche; il terzo solo faceva probabilmente parte del set originario; buona parte dei 40 metri di cavo fatturati ancora pencolano dall’appartamento della famiglia che mi affittava le stanze. I loro 100 euro – metà della somma – non glieli ho mai restituiti – si inculano, come direbbero a Yale. // Alcune mezze stampe della mia tesi di laurea; un po’ di fascicoli di carta, tenuti insieme da graffette di metallo, con testi per i pannelli di L., per una mostra trilingue. Carta sprecata, e sono pure quattro fascicoli. // Un certificato che sostituisce provvisoriamente la tessera europea di assicurazione malattia, nel caso fossi andato a trovare i miei in Bretagna, quest’estate. // La busta che conteneva moduli e bollini SIAE – sempre lavoro per il comune di L. - con dentro ancora una ricevuta, ch’è meglio ch’io porti in ufficio, non si sa mai. // Una stampa, interrotta da cartuccia esaurita in corso d’opera, del racconto scritto, al Pedrocchi, durante il concorso Tiro Rapido. // Un foglio bianco, col numero di un cellulare appuntato in alto a sinistra. // Un libretto per fotografie formato jumbo. // Un altro foglio del lavoro della mostra trilingue di L., su cui sono appuntati i dati delle batterie utilizzabili per la reflex, davanti dove il foglio è stampato, e schizzi per una spiegazione del concetto di risoluzione che ho dato a mia mamma, una mattina. // Ricevuta di Amazon per i libri Form emphasis for metalsmith e Art of coppersmithing. // Diversa porcheria, tipo confezioni di dvd vergini, strisce di carta di dove c’era la colla delle buste imbottite… cose del genere, quindi. // Una foto di me sulla falesia di Bandiagara, in Mali: maglietta arancione Adidas, capelli cortissimi e safi viola appeso alla maglia a maniche lunghe, blu, legata in vita; sguardo truce, stanco o preoccupato, o tutte queste cose assieme. // Una stampa decente del racconto Non si può tornare dopo nove anni, quello scritto per il concorso Tiro Rapido, eccetera. // Una busta proveniente da Ann Harbor, MI, sempre di libri. Una busta, punto – doveva stare dentro un’altra busta, o qualcosa del genere. Un sacchetto trasparente di quelli in cui gli archeologi mettono i reperti. // L’etichetta della sacca verde a tracolla, comprata su Ebay. Il biglietto da visita del negozio da cui l’ho acquistata. // Stampe: prove di topografia e sovrapposizioni del cantiere di M., sul retro un inizio di stampa dell'intervento di Miller in Books of my life; l’interruzione della stampa ha evidentemente qualcosa a che vedere con lo stropicciamento/sbrego del foglio, e con alcune chiazze di inchiostro nero che dovevano essere, in origine, particolarmente dense. // Una busta porta cd, vuota. // La mia tessera delle Biblioteche del Trentino, valida per il prestito in tutte le biblioteche del Sistema Bibliotecario Trentino, ah! // Elenco e pubblicazioni di quelli che han letto alle serate realvisceraliste. // Una busta evidentemente anch’essa inceppatasi nella stampante. // Uno scontrino di tabaccheria per 5 euro di buste, la grande ondata di promozione della Ditta. // Correzioni al lavoro trilingue. // Stampa fronte-retro di alcune battute – intorno alla 120 – di un pezzo del primo disco di Vinnie Moore, Shadows of yesterday. // Un foglio bianco. // Diverse prove di stampa, e stampe sbagliate o sovrapposte. // Quattro buste della banca – tre estratti conto e un versamento, a sentire dallo spessore – mai aperte. // Busta della SIAE, con proprio bei francobolli, raffiguranti un’allegoria di Giorgio Amarelli, produttore di liquerizia. Ieri mattina al IX salone dei beni culturali, a Venezia, c’era uno stand del museo della liquerizia, su cui troneggiavano due francobolli – questi, forse. Li taglio e li metto da parte. // Un’altra busta inceppata e strappata. Poi, ho cambiato stampante. // Ennesimo invito a un convegno sul Cammino di Santiago. // Una busta intestata del dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Padova, da K. al Dottor Z. // Codici colori per i pannelli della mostra trilingue di L. [molte risate, per me e K., in skype e per telefono: i colori scelti dalla committenza per le diverse aree tematiche della mostra non erano certo così diversificati, e lasciavano noi lavoratori di Illustrator a lambiccarci sulle loro precise tonalità, ad esempio ciclamino sfumato contro azzurro/blu sfumato, oppure corda, color burro, bianco o ghiaccio per tre sezioni differenti]. Il foglio era rimasto attaccato al fianco del case del mio computer per tutta la durata del lavoro – quando il case del mio computer era ancora bén chiuso. // Una busta bianca, sudicia e piegata in due. // Una busta contenente materiale della scuola Holden – comunicazioni sui corsi in programma; speditami da una siòra che aveva partecipato ad un mio stesso corso, uno o due anni fa. Arrivata con mia sorpresa – non le ho mai risposto. // Comunicazione dell’Università, ancora imbustata perché aperta, lèttane l’intestazione, richiusa la busta, abbandonata sulla scrivania con un probabile vaffanculo. Concorso che premia le migliori idee di impresa, espresse in forma di businness plan… giòchino un ruolo da protagonisti in termini di proposte innovative… Seguono inviti a due incontri – la Start Cup of Tea, per allacciare contatti, chiarire dubbi, incontrare altri partrecipanti eccetera, e la Team Building Night – gli incontri si sarebbero tenuti, c’è scritto, presso l’incubatore universitario d’impresa Start Cube. Cronenberg docet. La comunicazione è poi lieta di invitarmi ad un corso di formazione gratuita al businness planning per laureati in materie non economiche. Il pieghevole allegato è uno spettacolo – lo sono i tipi umani raffigurati: fronte, un precisino in abbigliamento casual – giacca e camicia con colletto aperto – guarda dentro una palla di natale rossa come fosse la lente di un cannocchiale; interno: tre maschi più o meno normali e più o meno supponenti – uno, in particolare, mostra altezzosità para-nobiliare – una potenziale chiattona, o una chiattona in divenire, in maglioncino e rossetto rosa, e un occhialuto in gillet di lana pesante con due lampadine in mano. Accese. Retro: un operatore di piattaforma petrolifera, unto in eccedenza di morchia in faccia, con caschetto di ghisa munito di lampada frontale, e sotto lo slogan dura la vita degli innovatori. // Il mio diapason, finalmente.
Azioni intraprese
Cercare una cartellina per riunirvi tutti i miei scritti; trovare dei contenitori per degli oggetti d’ordinamento in progress. Aprire questo blog.