giovedì, settembre 14, 2006
XXXIX: i Maestri
martedì, settembre 12, 2006
XXXVIII: liberando il comodino, una parentesi (2)
Quindi sposto cartame, cd, libri. Spariscono accompagnamenti alla mia biblioteca di oreficeria, buste imbottite, ricevute, cose del genere. Lo scatolotto di Amazon che conteneva la biblioteca ora è pieno di cd, in attesta d'esser censiti. Questi sono i libri che ho tolto dal ripiano che andrà ad ospitare la mia biblioteca di oreficeria.
- Arlt R. - I lanciafiamme - Bompiani
- Arlt R. - I sette pazzi - Bompiani
- D'annunzio G. - Tutto il teatro, vol 1 - Newton
- Grimm fratelli - Tutte le fiabe - Newton
- D'annunzio G. - Il fuoco - Newton
- Afanas'ev - Fiabe popolari russe - Newton
- Gatto Trocchi C. - I tarocchi - Newton 100 pagine
- Verga G. - Mastro-don Gesualdo - Newton
- Zola E. - Germinal - Folio
- Durrenmatt F. - La visita della vecchia signora - Einaudi teatro
- Coleridge S.T. - La ballata del vecchio marinaio - BUR
- Foucault M. - L'archeologia del sapere - BUR
- Scarpa T. - Corpo - Einaudi
- Eco U. - Il nome della rosa - Superpocket
- Balzac H. - La fanciulla dagli occhi d'oro - Newton 100 pagine
- Thackeray W.M. - The Paris sketch book - Konemann
- Andric I. - Il ponte sulla Drina
- I ching - il libro dei mutamenti - Adelphi
- Malaparte C. - Mamma marcia - Leonardo
- Voltaire - Candido - Oscar Mondadori
- Calvino I. - Gli amori difficili - Oscar Mondadori
- D'Urso V. - Otello e la mela - NIS
- De Quincey T. - The confessions of an english opium eater - Everyman
- Thackeray W.M. - Vanity fair - Penguin
- Seneca - La brevità della vita - BUR
- Abelardo - Storia delle mie disgrazie - Newton 100 pagine
- Faure - Histoire de l'art - l'art médiévale - Livre de poche
- Faure - Histoire de l'art - L'art renaissant - Livre de poche
- Napoleone - Aforismi, massime e pensieri - Newton 100 pagine
- Andric I. - Racconti di Bosnia - Newton
- Pirandello L. - Novelle per un anno - Newton mammut
- Pirandello L. - Maschere nude - Newton mammut
- Crnjanski M. - Migrazioni II - Adelphi
Dove i Faure sono stati comprati, su consiglio di Henry Miller in persona, al mercatino enorme dei libri usati del quartiere Alesia, a Parigi; dove Vanity fair e le Confessioni di un mangiatore d'oppio sono stati comprati alla Shakespeare di Londra; dove Germinal è stato comprato a Parigi, pescato da una bancarella di libri a prezzo ridicolo, lontanissimo dal cuore della città, dov'ero sbucato una mattina convinto d'essere in un posto, sbagliando. Dove Gli amori difficili e Voltaire m'avevano accompagnato in Africa - inutilmente - e sulla prima pagina degli Amori A. ci aveva appiccicato un preservativo, accompagnato dalla dedica 'Tento all'aiz! Dove dentro Mastro-don Gesualdo c'è un oggetto - una busta marroncina, ocra - importantissimo, strano.
lunedì, settembre 11, 2006
XXXVII: liberando il comodino, una parentesi (1)
- McCreight T. - The complete metalsmith - Davis Publications
- McCreight T. - Pratical casting - a studio reference - Davis Publications
- Weygers A.G. - The modern blacksmith - Van Nostrand Reinhold
- Weygers A.G. - The making of tools - Van Nostrand Reinhold
- Ferguson I. - Mokumé gane - Krause
- Sugimori E. - Japanese patinas - Brynmorgen Press
- Vitiello L. - Oreficeria moderna, tecnica - pratica - Hoepli
- Finegold R., Seitz W. - Silversmithing - Krause
- Seppa H. - Form emphasis for metalsmiths - Kent State university Press
- Fuller J., Sr. - Art of coppersmithing - a pratical treatise on working sheet copper into all forms - Astragal
- Maryon, H. - Metalwork & enamelling - Dover
- Cellini B. - Vita - BUR classici nuova serie
- Cellini B. - Dell'oreficeria - fotocopie da Opere Complete UTET
- Fisch A.M. - Textile techniques in metal - Lark Books
domenica, settembre 10, 2006
XXXVI: liberando il comodino eccetera, (4)
Una tavoletta di legno, centimetri venti per venti circa, uno virgola otto di spessore. // Un rullino da trentasei pose, non usato, ma che deve aver subito diversi processi termici di degenerazione. // Un kazoo; non il mio fido kazoo di latta ottonata, bensì un kazoo di plastica: dopo la mia festa di laurea, mediamente brilli e piuttosto allegri, decidemmo d'andare a continuare a far casino a Venezia; strada facendo, comprai quattro kazoo di plastica - questo è giallo - e ogni tanto, a Venezia, ci si fermava, e si dava vita al Kazoos Jazz Quartet, suonando standard jazz: quattro diversi, contemporaneamente. // Una penna che non scrive, sponsorizzata dagli artigiani dell'alto vicentino, e un mozzicone di matita. // Un rotolo di fogli a3, stampe in accesso degli a3 della mia tesi; uno di questi - la Più Bella Carta mai prodotta della valle del Sourou, Burkina Faso - uno di questi è uscito dal rotolo, e sta sopra alle pile di libri, di fronte al mobiletto blu. // Oggetti non più in uso: la mia vecchia macchina fotografica, una sveglia con la cornice del quadrante in simil-argento; una torcia elettrica da applicare in fronte: usata in Africa, solamente in Africa, aveva un piccolo difetto di progettazione: per premere il pulsante di accensione, le dita con le quali tenevi la torcia andavano a liberare il coperchio del vano batterie, e le batterie sgusciavano fuori, nel bujo in cui ti ritrovavi immerso. // In una borsetta di plastica, cinque batterie stilo non ricaricabili, e un biglietto dell'autobus. // Le iniziali del mio nome e del nome della mia ragazza, ritagliate nel legno, spruzzate di vernice blu-azzurra, con un tondino magnetico dietro. Per anni, attaccato al mio rack, questo oggetto ha attirato la curiosità dei miei allievi di chitarra. // Libri:
- Cendrars B. - L'or - Denoel
- Catullo - I canti - BUR
- Verga G. - I Malavoglia - Oscar Mondadori
- Karr A. - Aforismi sulle donne, sull'uomo e sull'amore - Newton 100 pagine
- Marziale - I cento epigrammi proibiti - Newton 100 pagine
- Zola E. - Il sogno - Rusconi
- Bioy Casares A. - Diario della guerra al maiale - Bompiani
- Alighieri D. - Divina commedia - Newton 100 pagine
- Sinesio - Elogio della calvizie - BIT
- Gide A. - I sotterranei del Vaticano - Newton
- Malaparte C. - Kaputt - Garzanti
In più, un libro non mio - un testo in francese sulla rivolta universitaria di Dakar del 1968 - e tre volumi che non so se ammettere nella mia biblioteca: una brutta edizione del Principe di Machiavelli, una guida pratica all'HTML, una raccolta di scritti du Lenin, ohimè edizioni Lottacomunista.
sabato, settembre 09, 2006
XXXV: liberando il comodino eccetera, (3)
Stampe dal mio blog: una raccolta di brani di tematica montana/escursionistica. Comprensive anche d'un dolcissimo post sull'inverno del duemilaetre/duemilaquattro. // Un'altra stampa dal mio blog: un post intitolato Fenomenologia del relatore parte 2, l'angosciante storia del mio relatore che in Africa si becca la malaria, mentre noi non ce ne rendiamo conto e lo deridiamo in continuazione per gli eventi diarroici che vive; il foglio ha subito danni estesi, un angolo è strappato, e ci sono macchie d'inchiostro di stampante e uno sbaffo nero che, per forma e intensità, sembra un tratto di calligrafia shodo. // Un altro post - una stampa intermedia, in fase di scrittura; per la prima volta, prende forma su carta il concetto di essere incastrati in Dire degli Strapping Young Lad. Sul retro, foto storiche di L., comune montano. // Tanti ricordi. Due pagine di stampe del mio blog, di quelle usate a Pordenonelegge: nel più barsport dei barsport di Pordenone, mentre fuori letteralmente veniva giù il diluvio universale, io e i miei due editor si segnava, con riquadri di matita e pallini di pastello verde, i post che avrei potuto leggere; due giorni prima della performance, questo. Sul retro di uno di questi fogli, in un angolo, c'è trascritto un sms di M., mia editor e molto di più, che dice: non saprei, chè quando l'ho letto dormivo. Ma mi ricordo di aver sorriso: erano cose belle. [faccina che sorride] Buona giornata a te e grazie del pensiero. // La stampa di una carta tematica/geomorfologica della tesi di un'amica, chè le avevo dato una mano, disinteressatamente. // Un foglio a3 d'appunti diversi: una mappa, di mia mano, co' punti di riferimento d'un rilievo topografico; appunti d'una sessione di prospezioni geofisiche con magnetometro a pompaggio ottico [sic.]; note di grafica e impaginazione. // Un'adulterazione della pubblicità della libreria in cui ho lavorato, per mano di C., mio ex collega: col solo ausilio di forbici, colla e fotocopiatrice, il Ci guadagni dello slogan è sostituito da un subliminale Ci perdi, dello stesso lettering. // Sempre M., la Persona Importante del messaggio trascritto sopra; biglietto d'auguri di natale - della ditta del padre - con foto innevate, di lei poesia, e dedica, chè tutto resti uguale cambiando a più non posso e vedendoci sempre insieme. contro tutto e per tutto. // Tracce di A., carissimo amico perduto; un casalingo biglietto d'auguri, l'invito al pranzo del suo matrimonio. Dove andai, improvvisando, dopo la cerimonia, nonostante fosse gradita conferma, ed io figuriamoci, se m'ero degnato di confermare.
giovedì, settembre 07, 2006
XXXIV: liberando il comodino [ne vedrete delle belle], (2)
Tre scontrini: un paio di ricevute di acquisti fatti col bancomat; lo scontrino per un pezzo di mezzano, quattro euro e cinquantasei (però!). // Una ricevuta di ristorante, self-service. Su carta in apparenza simile, un questionario sulla mia qualità della vita, con tanto di glicemia e pressione rilevate, a cui mi sono sottoposto per ischerzo, assieme al mio compagno di sbronze, ad una celebre fiera del terzo settore, allo stand della croce rossa. // Una busta, vuota e malstampata. // Cose diverse: prestito bibliotecario di due raccolte di lettere di Gadda; manuale accompagnatorio della chiavetta usb da 256 mega: una specie di fisarmonica lunghissima, e multilingue: in bustrofedìa, quasi; materiale di una carta prepagata e ricaricabile del Secondo Operatore: ti dicono No qua agli scavi Primo Operatore non va, ti conviene prenderti una scheda di Secondo Operatore, poi tu arrivi ed è il contrario, perchè hanno messo un'antenna o qualcosa del genere, e tutti a dirti Ma l'hanno scorso davvero. Cartolina pubblicitaria della rivista della Fanucci Editore; cartolina pubblicitaria del film Il meraviglioso mondo di Amelie, quella con lo gnomo viaggiatore davanti al Cremlino; orari e modi d'uso della biblioteca di lettere; pubblicità e programmi: un piccolo festival della letteratura, un cinema di padova, una serie di incontri etilico-villerecci in giro per la provincia, una mostra di scultura lignea, una mostra di fotografia - una targa di marmo della mia città, cui sono molto legato, dice E' vietato di lordare sotto pena di multa o di arresto; gli appuntamenti di tre intieri altopiani per il luglio duemilaquattro; gli appuntamenti d'una intera vallata dell'alto vicentino per l'estate duemilaquattro (credo). // Gli orari delle corriere di Vicenza, anno duemilaquattro. // Un segnalibro, omaggio di una libreria. // Una carta magnetica per fotocopiatrice, chissà di che dipartimento. // Una ricevuta di Amazon: io che ricevo Cryptonomicon, di Neal Stephenson. // Quattro fancobolli indiani, su una strisciolina di busta ritagliata: due Gandhi, e due testoni di bambino che guardano, con quello che sembra terrore, una gocciolona che sta per piovergli addosso. // Biglietti ferroviari chilometrici, biglietti dell'autobus: tutto obliterato, tutto in grande copia. Un biglietto della metro di Roma. Quindici biglietti ferroviari, e una stampa d'orari e coincidenze sullo stesso formato cartaceo: io che vado agli scavi alto-mantovani, io che vado ad Arezzowave, a Venezia, a Vicenza, a Bologna e a Firenze; due temibili biglietti, datati gennaio novantanove, che chissà come sono finiti qui, all'Esterno, e incarnano il mio pendolare d'amour verso la Toscana. // Schede telefoniche, tre, di piccolo e piccolissimo taglio - pidocchioso! // Tutto il materiale turistico della mia ditta, a mio uso, per l'estate duemilaquattro: alcuni biglietti strappati, la ricevuta della ricezione da parte mia dei blocchetti di biglietti, due pieghevoli dell'Altopiano, un pieghevole delle escursioni guidate organizzate dalla ditta, un pieghevole del comune di R*** - appuntamenti di luglio, un libricino con i testi del museo letterario, e ventiquattro pieghevoli del parco archeologico, del modello che sto rifacendo - che dovrei rifare - e che ho battezzato l'Esapieghevole.
mercoledì, settembre 06, 2006
XXXIII: liberando il comodino [ne vedrete delle belle], (1)
Un pezzo di cinghia di zaino - il maschio d'una chiusura, di plastica nera; vai a capirlo, te, a che zaino della mia storia possa essere appartenuto. // Il contenitore di un rullino fotografico, al cui interno ci sono alcuni trucioli di matita [strano: solitamente le matite le tempero dentro all'astuccio]. // Un mozzicone di matita - verde l'esterno - di quelle che si usavano, in grande copia, nel magazzino della libreria nella quale ho lavorato. // Appuntata dietro a un foglio della tesi di G., la mia migliore amica, una frase di Julio Cortazar, bellissima: Ma che importano i postumi della sbronza se sotto c'è qualcosa di caldo, che devono essere le empanadas, e sopra qualcos'altro ancora più caldo, un cuore che ripete fottuti, fottuti, fottutissimi, insostituibili fottuti, porca puttana... Affascinante; il foglio è menomo d'un quarto. // Un foglietto di bloc notes, con lapidarie istruzioni - nomi di luogo, mosse da compiere - per raggiungere il posto dove mollare la macchina prima di andare a bivaccare nel Posto Più Bello Del Mondo [sic.] // Un ritaglio di quotidiano, dimensioni dieci per tre centimetri circa, ritagliato a forbice, con l'orario di trasmissione di un documentario sul Burkina Faso; per diverso tempo, dopo il mio ritorno dall'Africa, e con frequenza, mio padre ritagliava, e mi faceva trovare sulla scrivania - o, quando la scrivania era troppo incasinata, sulla tastiera del computer - tutto quello che riguardava il Burkina Faso. La cosa continua, ancora. I signori dell'acqua si sono spinti fino al poverissimo Burkina Faso, ai confini del deserto africano. Le telecamere racconteranno lo sconcerto e la protesta dela popolazione. A fare da guida, a Ouagadougou, è una compagnia di attori che girano il paese svelando alla gente il futuro di questo bene indispensabile per vivere. // Cassette audio; per una curiosa combinazione, sono tutti titoli importantissimi, critici per la mia formazione musicale: Running Wild, Death or glory; Angra, Holy land; Udo, Faceless world; Loreena Mckennitt, The mask and the mirror; novanta minuti di raccolta dei Pantera. E una custodia di cassetta, della quale si vedrà poi, perchè ha una sua Storia Importante. // La solita monetaglia ramata: in tutto, trentadue centesimi. // La bustina di plastica con le tre monete allegate all'edizione Adelphi de I ching.
martedì, settembre 05, 2006
XXXII, di ritorno (1)
Un dischetto da 3 pollici e mezzo. //Un cd di thrash metal – un demo; classicamente, il cd dell’amico di un amico. // Tre chine: un carminio numero due, un seppia numero quindici, e un nero numero diciassette: quest’ultimo, solamente, nuovo. // Una palla da tennis, da strizzarsi con nonchalance facendo altre cose intanto, ricordo di quando ho letto Infinite Jest di D.F. Wallace. // Oggettaglia informatica: l’accrocchio per connettere il palmare al computer; un doppino telefonico di modesta lunghezza; la mia webcam piccolissima; il cavetto – di complicati configurazione et uso – per connettere il cellulare al computer; un adattatore usb – porticina del mouse. // Fotocopie della prima cinquantina di pagine di World’s writing systems, che tanto volevo riprendere in mano, ed ho scoperto invece essere rovinate, malfatte: con perdita di lettere al margine sinistro delle pagine pari: di tutte le pagine pari. // Cancelleria diversa, sfuggita ai due mug portapenne; non sarà elencata, per pigrizia. // L’aggeggio per fare i buchi ai fogli di carta. // Cinque plettri; medi nello spessore, ma di diverso livello di medità. Il diapason, anche. // Oggetti d’uso comune: le chiavi dell’ufficio, quelle dei lucchetti della bici – inanellati al portachiavi denominato Piccolo Elefante Piccolo; le chiavi della cantina, di dimensione porte-della-città; il deodorante stick. // Diversa moneta: un euro e un centesimo, in tutto. // Set di cacciaviti a stella; set di bamboo per la china, con un pennello, anche, dentro; un barattolo di colla vinavil. // Una minacciosa, avvertente etichetta fatta col nastro adesivo di carta, su cui c’è scritto – con la mia scrittura veloce e di difficile comprensione e, quindi, vanificante l’intento avvertente dell’etichetta in se – su cui c’è scritto E’ attaccata! // Qualche appunto sul retro di fogli riciclati; ma poca roba, e per nulla interessante. // Un estratto conto con movimenti, fatto col bancomat; patente, tessera del sistema bibliotecario urbano, tessera di una associazione artistica; biglietto da visita del mio datore di lavoro. // Due pagine di quotidiano, con un lungo articolo di D.F. Wallace sul tennis. // Una cartolina, da Jesolo, di un’amica. // Fatture varie. // Una bomboniera – nel senso: un sacchetto di tessuto matrimoniale, pieno di confetti; una seconda bomboniera: questa stava, come segnaposto – decoraposto? – al pranzo di matrimonio; è un giglio, e in realtà – me ne accorgo solamente ora – in realtà quelli che credevo confetti, usati per rappresentare tipo i boccioli del giglio, o un qualche altro elemento della nomenclatura vegetale - in realtà questi confetti non sono confetti, bensì sono solo bianche ogive di plastica. // Numerosi cd e dvd vergini, nei relativi contenitori cilindrici. // Il quadernetto in uso: numero 17, color verde-qualcosa.
domenica, giugno 11, 2006
XXXI, abadonware
Dagli scaffali al di sopra della scrivania, quindi.
Un vecchio contenitore di plasticaccia fumé trasparente - con tanto di chiavetta esagonale di plastica nera, in duplice copia, la seconda chiavetta ancora attaccata alla prima con un anellino di metallo - un vecchio contenitore pieno di dischetti da 3 1/2, risalenti all'era del mio primo PC, il buon fedele torreggiante 486. Un contenitore, dai tempi in cui già un contenitore - poveretti! - non bastava, ma comunque precedente all'avvento dei cd, dei masterizzatori domestici, delle chiavette usb, delle centinaia di megabyte. Ottantasei dischetti, alcuni dei quali nati ad alta densità, altri trasformati in supporti ad alta densità con precisi fori di trapano a colonna, fatti nel garage-officina di uno dei più smanettoni compagni di istituto tecnico; ah!, quanti ricordi - e quanta eccitazione - la scoperta di questo trucco. Qui dentro ci sono dischetti che, a guardare le etichette, devono aver conosciuto decine di formattazioni, dozzine di diverse catalogazioni; ci sono scritte a penna, a pennarello, a matita - etichette di diverso formato sovrapposte, pezzetti e striscioline di nastro adesivo di carta. Ci sono i dieci dischetti di Wing Commander, tenuti insieme con il nastro adesivo di carta - [segue descrizione dell'acquisizione di questi ponderosi giochi dal proprio pirata di fiducia] - e i quattro di Dune II, Battle for Arrakis; dischetti di driver - mouse, scheda audio, scheda video: bastavano questi - aggiornamenti del Dos, utility, giochi. Dischetti con save di giochi di ruolo; esperimenti di programmazione; file audio e immagini. Il famoso utilissimo irrinunciabile Norton Commander 4. La fantomatica utility per tirare la capacità dei dischetti a 1,7 mega. Su un dischetto sono passati il disco di percorsi di un simulatore di golf, una versione di Tetris, una versione porno di Tetris, il primo disco di Simant, il secondo disco su due di qualcosa che si chiamava DP3. Superbase è stato cancellato per fare posto a qualcosa di ora illeggibile, poi ad un qualcos'altro di illeggibile x Windows installabile, poi a parte di una collezione di font - caratteri da F a T - e infine a dei file midi. Sul dischetto originale di un gioco della Electronic Arts - Immortal? - sono stati scritti - l'ordine ormai irrecuperabile - il quarto disco di Space Hulk, il secondo di Space Gun, l'unico di MCS Stereo: tutti software che, nella maniera più assoluta, non ricordo.
domenica, aprile 16, 2006
XXX, riprendendo
O, quanto caos. La vita continua, dilagante, e mancano i tempi dell’ordine e della scrittura: sulla scrivania, e su un progetto dipanato di post ordinati, si ammucchiano oggetti, cose, e libri. Rimettere un poco a posto, da principio, per arrivare ad una situazione iniziale poi persasi nel, appunto, trascorrere.
// Quindi: due pile di libri letti l'anno scorso, ed i primi mesi di questo. L'arcobaleno della gravità riapparso invece sulla mensola della scrivania, perchè quando ho finito Infinite jest ho avuto bisogno di qualcosa di monumentale abbastanza per tamponarne l'assenza, qualcosa da cui trarre conforto. Nel GRANDE ELENCO DEI LIBRI, Knut Hamsun, Misteri, diventa numero 33. Ci si era un po’ persi, eh? //
34. Hamsun K. - Pan - Adelphi
35. Nori P. - Si chiama Francesca, questo romanzo - Einaudi
36. Barthelme D. - Ritorna, dr. Caligari - Bompiani
37. Meneghello L. - Libera nos a malo - Mondadori
38. Morselli G. - Roma senza papa - Bompiani
39. Musil R. - Vinzenz e l'amica degli uomini importanti - Einaudi
40. Hamsun K. - Growth of the soil - Vintage
41. Vollmann W.T. - The ice-shirt - Penguin
42. Bukowski C. - Musica per organi caldi - Feltrinelli
43. Soto G. - The effects of Knut Hamsun on a Fresno boy - Persea Books
44. Goncarov I. - Oblomov - BUR
45. Volponi P. - Memoriale - Einaudi
46. Barthelme D. - The dead father - Penguin
47. DeLillo D. - I nomi - Tullio Pironti Editore
48. Moravia A. - Agostino - Bompiani
49. Lawrence D.H. - La vergine e lo zingaro - Newton
50. Wallace D.F. - Infinite jest - Fandango
51. Pynchon T. - L'arcobaleno della gravità - Rizzoli
sabato, febbraio 18, 2006
XXIX, su questa mensola, quindi (4)
domenica, gennaio 29, 2006
XXVIII, allora: la mia Asahi Spotmatic SP500
In ottime condizioni lo era davvero, quando è arrivata.
Mentre tento blandamente di resistere alla spesa, cerco di capire se la macchina è effettivamente dello stesso modello di quella cui mi ero legato, in un forte sentimento di voglio-quella-solo-quella, e pesco così un sito che mi racconta un sacco di cose, su questa macchina, tra cui una piccola curiosità come questa: mi racconta che la Asahi ha prodotto nel 1971 una serie di macchine fotografiche, delle quali la Spotmatic II era il modello principale - la SP500 doveva esserne la versione a basso costo. L’aneddoto è che alla Asahi non avevano idea di cosa volesse dire produrre un modello a basso costo, per cui hanno pensato di ridurre il tempo di esposizione minimo da 1/1000 a 1/500, ma tutto quello che in realtà hanno fatto è stato cambiare l’incisione sulla manopola, lasciando inalterato il meccanismo di apertura in sé, per cui tu puoi girare la manopola su uno scatto che si sente oltre quello dell’1/500, e ti trovi ad avere il tempo di esposizione di 1/1000, né più né meno.
Lo stesso articolo mi ha spiegato a cosa serve la levetta nera che sta di fianco all’innesto dell’obiettivo; mi ha detto che l’obiettivo Super-Takumar che le Spotmatic montano di base supera tutte le lenti che trovi in commercio ancora oggi – questo pezzo termina con un rassicurante If you see a Super-Takumar, buy it – e mi dice che una cosa meravigliosa di questa macchina è che quanto attivi l’esposimetro, automaticamente ottieni la Profondità di Campo, e questa è una cosa che molte macchine d’oggi non hanno – io non ho ben chiaro cosa significhi, tutto questo, ma mi sembra fico; e infine l’articolo mi spiega ben-bene delle cose a proposito del circuito tensione-indipendente della macchina, in modo che io ho potuto andare dall’orologiaio di quartiere a farmi montare una normale batteria per orologi, mentre in un celebre negozio di fotografia del centro sono caduti dalle nuvole e hanno tentato di affabularmi di discorsi, che non era possibile farci nulla e che avrei dovuto contattare questo Esperto Di Batterie Di Macchine Fotografiche Reflex, e che probabilmente non c’era speranza di rintracciare fondi di magazzino delle sole-ed-uniche batterie d’epoca utilizzabili con la mia reflex, ecco. [e il sito è: www.photoethnography.com]
sabato, gennaio 28, 2006
XXVII, su questa mensola, quindi (3)
Il mio lettore cd portatile, un Panasonic SL-SX418 – uno dei primi a leggere anche i cd di mp3 ed ad avere un prezzo decente; i due display rotondi a cristalli liquidi sono ridotti a contenitori di chiazze nere perché una volta, inavvertitamente, mi ci sedetti sopra avendolo, il lettore cd, nella tasca di dietro dei pantaloni; le due chiazze nere sono comunicanti, sotto lo chassis del lettore, ed ogni tanto cambiano forma, fluidamente. Dentro al lettore c’è ancora l’ultimo cd che ho ascoltato prima di capire, con la dovuta calma o pigrizia, che col palmare si possono anche ascoltare gli mp3; questo ultimo cd è Defense mechanizms di Michael Harris, ed è originale, pure. // La tastiera portatile e ripiegabile, insostituibile accessorio per il palmare, d’un modello voglio-solo-quello che avevo cercato su ebay, ottimo nella risposta dei tasti ma col difetto di non aver lettere accentate, per cui quando scrivi sei costretto a tenere a portata di mano lo stilo, per inserire le lettere accentate via touch screen, oppure ti tocca correggere tutti gli scritti in una successiva fase di editing fonetico obbligato. //
venerdì, gennaio 27, 2006
XXVI, su questa mensola, quindi (2)
giovedì, gennaio 26, 2006
XXV, su questa mensola, quindi (1)
Due vocabolari, e cioè un Castiglioni-Mariotti (IL) della lingua latina e un Devoto-Oli della lingua italiana, entrambi comprati usati nella libreria dove lavoravo, sottostando ai primi impulsi della mia Seconda Nascita - quella Umanistica. // Supporti mediatici non miei: un cd originale degli Ozric Tentacles, Erpland (un giovane archeologo); il dvd di Traffic (C.); un libro divulgativo, I paleoveneti (datore di lavoro). // Libri:
- Cesarotti M. - Le poesie di Ossian - Salerno
- Artusi P. - La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene - Giunti
- Amado J. - Dona Flor e i suoi due mariti - La Repubblica/Novecento
- Rabelais F. - Gargantua e Pantagruele - Sansoni
- Melville H. - Bartleby lo scrivano - Feltrinelli
dei quali: (28), letto tutto, per il corso monografico dell'esame di Letteratura Italiana, e adorato per frasi che dicono cose del tipo Lo scorgono errare da solo - lo scorgono, e muoiono; (30), abbandonato poco prima della metà, a riprova del fatto che i sudamericani mi stanno sul cazzo e sono insopportabili; (31), abbandonato alla fine del primo libro per averlo iniziato in un momento poco propizio, di bassa concentrazione. // La sovracoperta de I racconti dell'arcobaleno, W.T. Vollmann, anch'esso abbandonato attorno alla metà, per sopraggiunta necessità di qualcosa di più leggero. //
sabato, gennaio 21, 2006
XXIV, legno e mattoni
C'è quest'episodio dei Simpsons nel quale Homer è costretto ad iscriversi al college per seguire il corso Principi di fisica nucleare, ed è convinto che il college sia ancora come poteva esserlo negli anni settanta, e ad un certo punto a metà puntata Marge entra in camera e Homer è sdraiato sul letto e ascolta Louie, Louie, e contro una parete c'è una libreria fatta di mattoni forati e assi di legno, con sopra dischi e libri ed il giradischi e altre cose; Marge lamenta che la libreria che avevano andava benissimo e Homer risponde che così fanno al campus e che, del resto, come soluzione non gli costa nulla, perchè ha fregato i foratini in un cantiere edile, e c'è uno stacco su un cantiere edile, con un cartello che dice FUTURE SITE OF CHILDREN'S HOSPITAL e un architetto o ingegnere che consulta progetti di fronte a una casetta prefabbricata da cantiere, e un capocantiere - che non è come tutti i capocantieri del mondo reale - burbero e volgare - ma è quasi geppettesco nell'aspetto, e tiene l'elmetto arancione in mano e ha la testa un po' chinata in trista deferenza - questo capocantiere si avvicina, alza la testa e dice Signore, mancano sei foratini, e l'architetto o ingegnere arrotola i fogli dei progetti e con voce mesta e rassegnata dice Allora non si farà l'ospedale: lo dirò ai bambini.
domenica, gennaio 15, 2006
XXIII, mug #2
Pastelli, in diverso stato di appuntimento e di degrado del corpo: un verde chiaro, un verde chiaro ancora più tenue, un viola e un arancione. // Quattro penne non bic – tre nere e una rossa, e nessuna che scrive. // Un pennarello arancione. // Un rapido usa-e-getta, con la punta da 0,20 mm. // Due mozziconi di matita, molto corti, HB entrambi, accomunati anche dal rivestimento ottonato in fine, dove doveva esserci la gommetta rossa, che ora è solo traccia perché perduta - per spezzamento, non per usura. // E’ bene non si sappia che io ho in casa questo accessorio-di-strumentazione-costosa-di-dipartimento-universitario, una penna, diciamo, una penna per il palmare d’uno strumento per il rilievo GPS - questa penna è cicciotta e decorata da loghi e scritte della ditta che produce lo strumento, e tu premi in testa e ne esce una punta bianchissima di plastica per, appunto, lavorar di palmare. La perse il mio collega K., una volta, poi la si ritrovò e la si reincorporò nell’equipaggiamento – K. la perse ancora, e in qualche modo finì nelle mie cose, e me ne accorsi a distanza di mesi, dopo aver per un po’ deriso K. della sua trascuratezza. // Due lecca lecca, uno tondeggiante alla mela e uno cilindroide all’anguria (!), il secondo dei quali ha un fischietto per manico; sono entrambi regali - quelle situazioni di improvviso, contingente affetto tra amici o conoscenti, dopo un pomeriggio o una cena di particolare affiatamento, che pressochè mai si realizzano in durature amicizie o durature conoscenze. // Una gomma rotonda, da inchiostro. // Due elefantini di ebano, che mi sono portato dietro dall’Africa, con anelli da portachiavi piantati nella groppa; quello più piccolo è tutto nero, l’altro - poco più grande - ha un fianco striato dalle venature del legno, più chiare, d’un marroncino oleoso. // Un accumulo, sul fondo, di minuscolezze: un tappo di bic nera; un cilindretto, smussato da una parte e spezzato dall’altra, di gomma-da-culo-di-matita; la punta spezzata di un pastello viola-però-tendente-al-magenta; un pezzetto di plastica d’un cappuccio di penna; un pezzetto di legno secco; un bottone di vecchi pantaloni, poi diventati pantaloni da lavoro; un pezzo di cerniera di zaino; un disco di alluminio forato al centro, con una faccia liscia e una scanalata.
sabato, gennaio 14, 2006
XXII, mug #1
Una bic nera, che non scrive, senza tappo. // Un pennarello TrattoGiovane arancione, che mi è rimasto nel marsupio durante una campagna di scavo, e la legittima proprietaria si sarà chiesta il suo set di pennarelli TrattoGiovani dai colori tenui che fine avrà mai fatto. // Un evidenziatore arancione. // Una pennarello verde a punta finissima. // Due pennelli piuttosto sottili – uno col pelo tagliato ridotto a poco più che un ciuffetto spelacchiato, e l’altro col pelo attaccato credo dai residui di missione, d’una volta che gioccatolai con la foglia d’oro. // Un mozzicone di matita HB lungo sei sette centimetri. // Cinque carte telefoniche italiane da 2,50 euro – decorate rispettivamente dal Kilimangiaro, dalla Grande Barriera Corallina, da due macchine premio, da quanto è facile amare la Telefonia Pubblica [sic.], dalla pubblicità di un sms service – e una télécarte francese da 50 scatti, con la pubblicità di un film con Al Pacino. // Una gomma da matita. // Un accendino marcato di strani loghi chimici e calzaturieri, che recenti avvicinamenti femminili mi hanno ricordato dovrei tenere sempre in tasca, nonostante io non fumi. // Il mio kazoo, graffiato e usurato e un po’ deformato dall’averlo portato molte volte in giro con lo scopo di farci casino, poi, da ubriachi. // [Però, l’accendino di prima non va] // Un ingegnoso meccanismo di sorpresa da Ovetto Kinder, una specie di sistema balestroide e gancesco per propellere una macchinina o qualcosa del genere - a destra del meccanismo c’è scritto GO!, e a sinistra GO! ancora, ed entrambe le scritte stanno tra i colori di fiamme e bandiere sventolate al traguardo // Una cerniera del mio zaino verde. // La palletta dorata di una corona di laurea. // Una rondella di metallo da cantiere, con una faccia incrostata di residui di vernice gialla. // Due tappi di bic nere.
domenica, gennaio 08, 2006
XXI, the Infinite Jest reader
sabato, gennaio 07, 2006
XX, verso lo spazio: h, in qualche modo opponendosi al digitale
Ed io ci resto male, un po’.
Solo dopo un anno abbondante mi viene in mente di guardare su ebay, e l’asta – pensa te – l’asta era prossima alla fine, sedici ore e poco più, ed ecco quindi una reflex dello stesso modello, perfetta, arrivarmi a casa velocissima, in un pacco imbottito.
Le prime foto fatte con la nuova reflex, dopo un anno di assoluto allontanamento da esposimetri e aperture di diaframmi; c’è la foto di Giobbe, scattata durante una processione in costume, e un primissimo piano di un battuto di cipolla rossa e prezzemolo ancora ammonticchiato al centro di un tagliere sfocato in distanza, e questa foto ha un colore cristallino, e i pezzetti di cipolla rossa sembrano fatti di vetro colorato; e poi son tutte foto rurali, la cui maggior parte è sfocata o scura o tutt’e’ddue, e da macchie nere e marroni spuntano gli occhi lucidi dei cagnetti nati da tre settimane – tredici foto, così, e le migliori del rullino – a parte il battuto di cipolle ed un paio di nature morte vegetali: un ramo di caco con i cachi ancora acerbi e delle surfinie violissime e umide - le migliori del rullino sono due foto d’un gatto anch’esso di poche settimane, una delle quali è la foto del che-cazzo-vuoi, perché su una distesa di ghiaia e ciuffi verdi c’è questo gatto, al centro, minuscolo, con un espressione in tutto e per tutto che-cazzo-vuoi. E poi c’è un’altra foto di gatto, e una gallina in cova, sfocata ma interessante per la prospettiva.
venerdì, gennaio 06, 2006
XIX, verso lo spazio: g, … e ti promettono grandi cose, e continenti interi, nel caso tu riesca a scioglierlo.
Una matassa di una quindicina di metri di doppino telefonico, nero, la cui maggior lunghezza è ancora tenuta assieme da una fascetta di plastica di quelle che devi tagliare per togliere, e quattro cinque metri sono invece srotolati e liberi. // Un doppino telefonico, nero, lungo un paio di metri, e munito ad un capo di una salvifica presa tripolare, con il quale doppino giravo per gli edifici in cui risiedevamo, durante le montane campagne di scavo estive, in cerca di una presa del telefono utilizzabile, e con numeri di fortuna, trovati nel portatile non mio che avevo in affidamento, e che mi portavo sottobraccio, nella notte silente, mentre tutti dormivano; con i quali numeri e con il quale doppino riuscivo finalmente a connettermi. // Due cavetti audio, uguali nella lunghezza, da jack stereo da 3,5 mm a due prese RCA maschio – differiscono, questi cavetti, per il solo fatto che uno dei due ha i contatti dorati. // Due cavetti audio, uguali, da due RCA maschio a due RCA maschio. // Il cavetto per trasferire dati dal mio attuale cellulare Nokia al PC, e viceversa, e che non uso mai perché il software di gestione ha per il sistema un peso improponibile. // Un cavo USB per stampanti troppo, troppo corto. // Due lacci di spago postale bianco, uno molto lungo e uno molto corto – poco più che un brandello – tagliati con colpi di taglierino. // Un portachiavi di quelli che puoi portare a tracolla, pregiato merchandising di un importatore-fornitore di sopraffini strumenti per il rilievo e la topografia, con l’unico difetto che il moschettone terminale s’è, senz’aver subito sforzi apparenti, dimezzato. // Il cordoncino della coulisse di un paio di pantaloni di una tuta – è un tripudio di complementi, sì – tagliato anche questo con un colpo di taglierino. // Il cordoncino della coulisse del pile più comodo che ho, quello della Ditta, che da subito ha preso ad elongarsi per sfibramento senza però mai spezzarsi, e se all’inizio riuscivo ad arrotolarlo abbastanza saldamente attorno al fermo di plastica, questo spago aveva poi preso a penzolare elongato fin quasi a terra, e non era un bel vedere, ohimé. // Un laccetto che teneva chiusa una matassa di cavo o filo; gli archeologi lo chiamerebbero chiusino – ne usano un bel po’, di chiusini, per chiudere i sacchetti di cocci e ritrovamenti - ma scopro ora con un po’ di delusione che chiusini sono lastre di pietra o metallo, o griglia, che servono a coprir pozzetti, spec. quelli delle fogne [Enciclopedia Treccani, consultazione on-line, legg. modif. e pluralizzat.] // Un elastico a banda, d’un bianco un po’ malaticcio. // Due pezzi di pelle di cammello ritorta a formare due lacci per monili, comprati in Africa e che avrebbero dovuto essere stati oliati per mantenere la morbidezza originaria, mentre ora, invece, a tre anni di distanza, sono rigidi e un po’ mollosi.
giovedì, gennaio 05, 2006
XVIII, un oggetto della cui fine raccontare aneddoti, (1)
Eravamo quasi arrivati - avevamo superato l'erta salita, col sentiero a snodarsi come un budello tra le rocce, ed il più era fatto, solo un lungo piano inclinato ci separava dalla Meta, che si intuiva in fondo, più in alto; un piano inclinato leggermente incassato nel mezzo, una specie di conca prativa costellata di enormi massi erratici, cubi e aggettanze di roccia alti tre, quattro metri e isolati, e sotto una di quelle aggettanze avremmo voluto passare la notte, avevamo progettato di farlo nelle migliori delle nostre tensioni neanderthaliane, ma grazieaddìo un po' di buon senso e le prime avvisaglie di un'umidità enorme ed assoluta ci avevano consigliato di passarla abusivamente, la notte, nella casina della forestale, e l'unica concessione al lifestyle di cacciatori-raccoglitori è stata la raccolta - in un parco, protetto, certo - la raccolta di una quantità cospicua di cardi selvatici che poi, seduti di fronte alla casetta forestale su una panchetta trascinata fuori dalla casetta forestale, abbiamo curato di spini e scorze ed elementi vegetali troppo duri, riducendoli a poco o nulla in volume e sostanza, e alla fine se ne è ottenuto solo un modesto, insipido e soddisfacente contorno. Quindi ad un certo punto ho potuto tirare il fiato, all'apertura della conca-piano inclinato, e sgambettare abbastanza tranquillo verso la Meta, oltre i più grossi cubi di roccia e gli spunzoni più piccoli che a questi fanno da corona, mentre C. saltava da un cubo di roccia all'altro e curiosava in giro forte della sua maggiore resistenza fisica, e dopo una piccola salita ci siamo fermati sotto un vero sito mesolitico, il sito di Mondeval, un vero cubo di roccia aggettante e recintato e scavato dagli archeologi nel lontano ottantacinque eccetera, e la casetta forestale stava sulla sinistra, trecento metri forse in linea d'aria, sopra un'altra ripida salita tapezzata d'erba. Scarichiamo per terra gli zaini e sfiliamo una bottiglia d'acqua e beviamo, e appena tirato il fiato ci vien da pensare ma che insistente, piacevole aroma di pino mugo, e anche un po' di alcool, ed i sospetti si rivelano fondati perchè nella tasca di sopra del mio zaino - nella tasca di sopra, in mezzo ad alcuni oggetti da tenere a portata di mano, una piccola fiaschetta da giacca piena di grappa al pino mugo s'era rotto il collo, che abbiamo poi nella costernazione scoperto essere di vetro, all'interno del metallo; ed i miei oggetti da tenere a portata di mano galleggiavano nella grappa al pino mugo senza che una goccia di questa fosse andata perduta nello zaino, traspirando attraverso il tessuto effettivamente impermeabile - è per questo che la capacità degli zaini si misura in litri, immagino - e nella grappa al pino mugo c'erano le mie posate da viaggio, in realtà prese alle cinque di mattina dal cassetto della cucina di casa, e il cavatappi cavaturaccioli indispensabile in ogni situazione, e un sacchetto con un po' di carte su cui prendere qualche appunto, ogni tanto, e mozziconi di matita e penne bic che non avrebbero scritto più e la mia macchina fotografica Nikon Lite Touch Zoom 70W AF da ottanta novanta euro, al tempo, circondata da una modesta aura affettiva perchè me l'ero fatta comperare pochi giorni prima di partire per l'Africa, e per salvare disperatamente capra e cavoli e grappa al pino mugo e macchina fotografica abbiamo bevuto quanta più grappa al pino mugo possibile, prendendola con i cucchiai dalla tasca effettivamente, assolutamente impermeabile del mio zaino, e questa fedele e insabbiata e poi ingrappata macchina fotografica è stata tentativamente riesumata da mia madre, e dopo due tre foto è definitivamente morta, giacendo poi nel caos della mia scrivania, per mesi.
mercoledì, gennaio 04, 2006
XVII, verso lo spazio: f, i media
L'unico dvd originale che ho, American history X, che è un film che adoro, e che ho incrociato usato, un sei mesi fa, ad un prezzo veramente ridicolo. // Un cd su cui c'è scritto musica piacevole ma non ho capito cosa. // Due cd senza custodia, e senza dicitura alcuna. // Un cd di lavoro, con dentro i file d'alcuni pannelli pronti per la stampa, in formato EPS e colori CMYK e tra parentesi Postscript 2, e alle volte il mio collega K. è effettivamente molto preciso. // Due custodie scompagnate di cd musicali, tanto scompagnate che dentro la Dave Matthews Band ci sono le colonne sonore di Bregovic, e dentro Ozzy Osbourne c'è l'installabile di Grand Theft Auto San Andreas, il videogioco con i negri che si ammazzano*. // Due cd, con i divx di Hollywood party. // Cd installabili di programmi: Acrobat professional 7.0 + serial, GRASS + cygwin. // Una custodia di cd, vuota. // Un dvd non bene identificato**. // Un cd di film asiatici in formato divx, di A. // Un numero della rivista letteraria [letteraria?] Nuovi argomenti, prestatami da A. per un articolo su Pynchon.
* "il videogioco con i negri che si ammazzano" è una definizione di cui vado molto fiero, e che uso molto spesso.
** ad una verifica: nei due cd senza dicitura, in uno ci sono cose di lavoro - file e immagini e testi per dei pannelli, gli stessi che nell'altro cd, poi completi, erano in formato EPS e CMYK eccetera - nell'altro, l'intera discografia di Udo, in mp3; il dvd, è vuoto.
martedì, gennaio 03, 2006
XVI, verso lo spazio: e, sparsi oggetti
Denari: dieci centesimi più cinque centesimi più altri cinque centesimi, più due più uno uguale ventitré centesimi di euro. // Due plettri Dunlop, che per lo spessore – 1,14 e 0,96 millimetri – cercavo tanto. Una volta, il tasso di plettranza ambientale – la quantità di plettri sparsi in giro, appoggiati su libri e mensole e piccoli spazi spesso di superficie solo di poco più grande a quella di un plettro di forma e dimensione normale – il tasso di plettranza ambientale della mia stanza era una volta molto più elevato. // Il cappuccio della penna USB da 256 Mb. // Un pezzo di negativo sviluppato – il segmento di inizio rullino, ed una foto completamente nera, di quelle che scatti a vuoto per essere sicuro che il rullino abbia iniziato ad avvolgersi bene. // La SIM d’un provider di telefonia mobile diverso dal mio abituale, perché prima della campagna di scavo a L., abitato ridente e montano, m’ero informato dai colleghi, e sembrava che questa compagnia avrebbe risolto con la sua copertura i miei problemi di reperibilità, e dopo pochi giorni tutti costernati a dirmi: ma l’anno scorso era meglio, quest’anno invece sembra di no. // Una chiave spezzata - la parte superiore, quella con l'occhiello. // La chiave d’uno dei lucchetti della mia bicicletta. // Una vite da muro con testa a gancio. // Un dado a sei faccie. // I resti d’un cerotto di notevoli dimensioni – centimetri 6 x 10 – da cui ritagliavo piccoli pezzetti quando, lo scorso maggio, un elemento litico volante, grosso come una palla da golf, aveva raggiunto ad una notevole velocità il mio labbro superiore, sfasciandolo, ed io quindi per un paio di settimane ho dovuto proteggere i piccoli forellini dei punti dall’ingresso di materiale inquinante con, appunto, piccoli tasselli di cerotto, e prevenire così l’infezione. // Un monile d’imitazione celtica, in filo d’ottone ritòrto, la cui fattura non ho mai approvato, ed il fattore nemmeno. // Un adattatore per jack da 3,5 mm: da uno (maschio) a due (femmine). // Un set di piccoli cacciaviti a stella, dai manici in metallo che, molto spesso, rendono infattibili i lavori che richiedono una certa forza di torsione. Nella custodia tintinnano vitine tolte da diversi, credo, aggeggi informatici.
lunedì, gennaio 02, 2006
XV, verso lo spazio: d, cancelleria sparsa
Due pastelli: uno azzurro, uno verde bottiglia (circa), col quale ogni tanto sottolineo. // Due bic nere, del modello base. // Due altre penne, diverse, una nera e una blu. // Un pennarellone indelebile, nero. // Un pennarello indelebile a punta fine, viola, di quelli per scrivere sui cd. // Il mio taglierino preferito. // Una matita a mine 0,5. // Una gomma da matita, verde, ormai inutilizzabile per la secchezza raggiunta, e deforme, non più neanche lontanamente rettangolare; a penna blu, su una faccia, c’è scritto ALESS, che dovrebbe essere la persona a cui l’ho fregata. // Uno stick di colla. // Un rotolino quasi finito di nastro adesivo rimovibile. // Un mazzetto di post-it dei più piccoli, gialli, che chissà com’è finito qui ché io, i post-it, mi stanno anche un po’ sul cazzo.
domenica, gennaio 01, 2006
XIV, verso lo spazio: c, ultimi cartacei
Una busta dell'Università, che doveva contenere l'avviso che mi intimava di andare a ritirare la materializzazione cartacea della mia laurea - il pezzo di carta, per il quale tanto s'è lottato. Mi si intimava, sì, perchè loro se la prendono comoda, e si fanno vivi dopo sedici mesi, ma, quando si fanno vivi, ti dicono o lei viene entro un mese dalla presente, oppure noi lo archiviamo, e sono schei da sganciare. // Una busta contenente paccottiglia d’offerte del mio fornitore di servizi di telefonia mobile. // Un estratto conto, dalla mia banca, sulla cui busta C. mi spiega passo passo, a matita, come scaricargli da un sito di informazione scientifica alcuni dati sulla resistenza ad alcuni erbicidi d’alcune erbacce infestanti.