sabato, febbraio 18, 2006
XXIX, su questa mensola, quindi (4)
La riproduzione di una ciotola paleoveneta, manufatta l’estate scorsa dalla moglie del mio datore di lavoro, oppure da A., la disegnatrice, o forse addirittura da me, manufatta assieme ad altre decine di ciotole e bicchieri carenati e vasotti ed olle eccetera, oggetti poi cotti all’aperto – come si faceva in antico, in una buca coperta da sterpaglie e legno poi dati alle fiamme – e questa ciotola si è salvata da un qualche problema di materiale, a causa del quale molti pezzi – tra cui quelli di più pregevole fattura – si sono rotti, sono esplosi o si sono sbeccati malamente, e quando questo si è rivelato – mentre lentamente si spostavano le ceneri e i pezzi di legno bruciati - c’è stato come un abbassamento di pressione, su tutta l’area del festival archeologico dove la cottura era stata inscenata, e per alcuni minuti la moglie del mio datore di lavoro e la disegnatrice hanno vagato senza espressione, projettando all’intorno un’aura del tipo andrà-tutto-malissimo. Questa ciotola, grezza, è un ottimo svuotatasche, ed infatti dentro ci sono un biglietto ferroviario formato segnalibro, tre biglietti ferroviari chilometrici, un biglietto da automatica veloce, e tre biglietti dell’autobus. Sul fondo, a tastare bene, c‘è un pezzetto – perfettamente mimetico, contro il marrone-cottura del fondo della ciotola – un pezzetto di pelle-da-scarpe a forma di pelle di bovino distesa per la concia, con un foro in corrispondenza della nuca dove una cordicina passava per legarlo - il pezzetto di pelle boviniforme - alle scarpe da tempo libero che ho comprato dopo natale. E poi nella ciotola c’è anche un pezzo di nastro di raso grezzo, blu scuro-ora-anche-più-scuro-per-il-tempo, e questo nastro ha una storia abbastanza lunga.
domenica, gennaio 29, 2006
XXVIII, allora: la mia Asahi Spotmatic SP500
Quindi me l’avevano prestata per un paio d’anni – tantissimo tempo: alle cose ti ci leghi, in un paio d’anni - e mi aveva affascinato – questa macchina – e poi ne ero stato privato, improvvisamente, e una domenica pomeriggio pigrissima di navigattolate in internet ero finito per caso a curiosare su ebay, e per caso mi era venuto in mente che non avevo mai guardato se su ebay ci fossero delle reflex come quella, in asta, e reflex come quella in asta ce n’erano – ce n’era una, in Italia, in vantate ottime condizioni, e l’asta sarebbe scaduta entro poco e non c’erano offerte ed il prezzo era accessibile – qualcosa tipo settanta, ottanta euro: ho fatto l’offerta, schivando blandi tentativi di resistenza alla spesa, e il giorno dopo ho vinto l’asta.
In ottime condizioni lo era davvero, quando è arrivata.
Mentre tento blandamente di resistere alla spesa, cerco di capire se la macchina è effettivamente dello stesso modello di quella cui mi ero legato, in un forte sentimento di voglio-quella-solo-quella, e pesco così un sito che mi racconta un sacco di cose, su questa macchina, tra cui una piccola curiosità come questa: mi racconta che la Asahi ha prodotto nel 1971 una serie di macchine fotografiche, delle quali la Spotmatic II era il modello principale - la SP500 doveva esserne la versione a basso costo. L’aneddoto è che alla Asahi non avevano idea di cosa volesse dire produrre un modello a basso costo, per cui hanno pensato di ridurre il tempo di esposizione minimo da 1/1000 a 1/500, ma tutto quello che in realtà hanno fatto è stato cambiare l’incisione sulla manopola, lasciando inalterato il meccanismo di apertura in sé, per cui tu puoi girare la manopola su uno scatto che si sente oltre quello dell’1/500, e ti trovi ad avere il tempo di esposizione di 1/1000, né più né meno.
Lo stesso articolo mi ha spiegato a cosa serve la levetta nera che sta di fianco all’innesto dell’obiettivo; mi ha detto che l’obiettivo Super-Takumar che le Spotmatic montano di base supera tutte le lenti che trovi in commercio ancora oggi – questo pezzo termina con un rassicurante If you see a Super-Takumar, buy it – e mi dice che una cosa meravigliosa di questa macchina è che quanto attivi l’esposimetro, automaticamente ottieni la Profondità di Campo, e questa è una cosa che molte macchine d’oggi non hanno – io non ho ben chiaro cosa significhi, tutto questo, ma mi sembra fico; e infine l’articolo mi spiega ben-bene delle cose a proposito del circuito tensione-indipendente della macchina, in modo che io ho potuto andare dall’orologiaio di quartiere a farmi montare una normale batteria per orologi, mentre in un celebre negozio di fotografia del centro sono caduti dalle nuvole e hanno tentato di affabularmi di discorsi, che non era possibile farci nulla e che avrei dovuto contattare questo Esperto Di Batterie Di Macchine Fotografiche Reflex, e che probabilmente non c’era speranza di rintracciare fondi di magazzino delle sole-ed-uniche batterie d’epoca utilizzabili con la mia reflex, ecco. [e il sito è: www.photoethnography.com]
In ottime condizioni lo era davvero, quando è arrivata.
Mentre tento blandamente di resistere alla spesa, cerco di capire se la macchina è effettivamente dello stesso modello di quella cui mi ero legato, in un forte sentimento di voglio-quella-solo-quella, e pesco così un sito che mi racconta un sacco di cose, su questa macchina, tra cui una piccola curiosità come questa: mi racconta che la Asahi ha prodotto nel 1971 una serie di macchine fotografiche, delle quali la Spotmatic II era il modello principale - la SP500 doveva esserne la versione a basso costo. L’aneddoto è che alla Asahi non avevano idea di cosa volesse dire produrre un modello a basso costo, per cui hanno pensato di ridurre il tempo di esposizione minimo da 1/1000 a 1/500, ma tutto quello che in realtà hanno fatto è stato cambiare l’incisione sulla manopola, lasciando inalterato il meccanismo di apertura in sé, per cui tu puoi girare la manopola su uno scatto che si sente oltre quello dell’1/500, e ti trovi ad avere il tempo di esposizione di 1/1000, né più né meno.
Lo stesso articolo mi ha spiegato a cosa serve la levetta nera che sta di fianco all’innesto dell’obiettivo; mi ha detto che l’obiettivo Super-Takumar che le Spotmatic montano di base supera tutte le lenti che trovi in commercio ancora oggi – questo pezzo termina con un rassicurante If you see a Super-Takumar, buy it – e mi dice che una cosa meravigliosa di questa macchina è che quanto attivi l’esposimetro, automaticamente ottieni la Profondità di Campo, e questa è una cosa che molte macchine d’oggi non hanno – io non ho ben chiaro cosa significhi, tutto questo, ma mi sembra fico; e infine l’articolo mi spiega ben-bene delle cose a proposito del circuito tensione-indipendente della macchina, in modo che io ho potuto andare dall’orologiaio di quartiere a farmi montare una normale batteria per orologi, mentre in un celebre negozio di fotografia del centro sono caduti dalle nuvole e hanno tentato di affabularmi di discorsi, che non era possibile farci nulla e che avrei dovuto contattare questo Esperto Di Batterie Di Macchine Fotografiche Reflex, e che probabilmente non c’era speranza di rintracciare fondi di magazzino delle sole-ed-uniche batterie d’epoca utilizzabili con la mia reflex, ecco. [e il sito è: www.photoethnography.com]
sabato, gennaio 28, 2006
XXVII, su questa mensola, quindi (3)
Tenendo conto che della mia reflex si parlerà quanto prima.
Il mio lettore cd portatile, un Panasonic SL-SX418 – uno dei primi a leggere anche i cd di mp3 ed ad avere un prezzo decente; i due display rotondi a cristalli liquidi sono ridotti a contenitori di chiazze nere perché una volta, inavvertitamente, mi ci sedetti sopra avendolo, il lettore cd, nella tasca di dietro dei pantaloni; le due chiazze nere sono comunicanti, sotto lo chassis del lettore, ed ogni tanto cambiano forma, fluidamente. Dentro al lettore c’è ancora l’ultimo cd che ho ascoltato prima di capire, con la dovuta calma o pigrizia, che col palmare si possono anche ascoltare gli mp3; questo ultimo cd è Defense mechanizms di Michael Harris, ed è originale, pure. // La tastiera portatile e ripiegabile, insostituibile accessorio per il palmare, d’un modello voglio-solo-quello che avevo cercato su ebay, ottimo nella risposta dei tasti ma col difetto di non aver lettere accentate, per cui quando scrivi sei costretto a tenere a portata di mano lo stilo, per inserire le lettere accentate via touch screen, oppure ti tocca correggere tutti gli scritti in una successiva fase di editing fonetico obbligato. //
Il mio lettore cd portatile, un Panasonic SL-SX418 – uno dei primi a leggere anche i cd di mp3 ed ad avere un prezzo decente; i due display rotondi a cristalli liquidi sono ridotti a contenitori di chiazze nere perché una volta, inavvertitamente, mi ci sedetti sopra avendolo, il lettore cd, nella tasca di dietro dei pantaloni; le due chiazze nere sono comunicanti, sotto lo chassis del lettore, ed ogni tanto cambiano forma, fluidamente. Dentro al lettore c’è ancora l’ultimo cd che ho ascoltato prima di capire, con la dovuta calma o pigrizia, che col palmare si possono anche ascoltare gli mp3; questo ultimo cd è Defense mechanizms di Michael Harris, ed è originale, pure. // La tastiera portatile e ripiegabile, insostituibile accessorio per il palmare, d’un modello voglio-solo-quello che avevo cercato su ebay, ottimo nella risposta dei tasti ma col difetto di non aver lettere accentate, per cui quando scrivi sei costretto a tenere a portata di mano lo stilo, per inserire le lettere accentate via touch screen, oppure ti tocca correggere tutti gli scritti in una successiva fase di editing fonetico obbligato. //
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