giovedì, settembre 07, 2006

XXXIV: liberando il comodino [ne vedrete delle belle], (2)

Un sacco di carte.
Tre scontrini: un paio di ricevute di acquisti fatti col bancomat; lo scontrino per un pezzo di mezzano, quattro euro e cinquantasei (però!). // Una ricevuta di ristorante, self-service. Su carta in apparenza simile, un questionario sulla mia qualità della vita, con tanto di glicemia e pressione rilevate, a cui mi sono sottoposto per ischerzo, assieme al mio compagno di sbronze, ad una celebre fiera del terzo settore, allo stand della croce rossa. // Una busta, vuota e malstampata. // Cose diverse: prestito bibliotecario di due raccolte di lettere di Gadda; manuale accompagnatorio della chiavetta usb da 256 mega: una specie di fisarmonica lunghissima, e multilingue: in bustrofedìa, quasi; materiale di una carta prepagata e ricaricabile del Secondo Operatore: ti dicono No qua agli scavi Primo Operatore non va, ti conviene prenderti una scheda di Secondo Operatore, poi tu arrivi ed è il contrario, perchè hanno messo un'antenna o qualcosa del genere, e tutti a dirti Ma l'hanno scorso davvero. Cartolina pubblicitaria della rivista della Fanucci Editore; cartolina pubblicitaria del film Il meraviglioso mondo di Amelie, quella con lo gnomo viaggiatore davanti al Cremlino; orari e modi d'uso della biblioteca di lettere; pubblicità e programmi: un piccolo festival della letteratura, un cinema di padova, una serie di incontri etilico-villerecci in giro per la provincia, una mostra di scultura lignea, una mostra di fotografia - una targa di marmo della mia città, cui sono molto legato, dice E' vietato di lordare sotto pena di multa o di arresto; gli appuntamenti di tre intieri altopiani per il luglio duemilaquattro; gli appuntamenti d'una intera vallata dell'alto vicentino per l'estate duemilaquattro (credo). // Gli orari delle corriere di Vicenza, anno duemilaquattro. // Un segnalibro, omaggio di una libreria. // Una carta magnetica per fotocopiatrice, chissà di che dipartimento. // Una ricevuta di Amazon: io che ricevo Cryptonomicon, di Neal Stephenson. // Quattro fancobolli indiani, su una strisciolina di busta ritagliata: due Gandhi, e due testoni di bambino che guardano, con quello che sembra terrore, una gocciolona che sta per piovergli addosso. // Biglietti ferroviari chilometrici, biglietti dell'autobus: tutto obliterato, tutto in grande copia. Un biglietto della metro di Roma. Quindici biglietti ferroviari, e una stampa d'orari e coincidenze sullo stesso formato cartaceo: io che vado agli scavi alto-mantovani, io che vado ad Arezzowave, a Venezia, a Vicenza, a Bologna e a Firenze; due temibili biglietti, datati gennaio novantanove, che chissà come sono finiti qui, all'Esterno, e incarnano il mio pendolare d'amour verso la Toscana. // Schede telefoniche, tre, di piccolo e piccolissimo taglio - pidocchioso! // Tutto il materiale turistico della mia ditta, a mio uso, per l'estate duemilaquattro: alcuni biglietti strappati, la ricevuta della ricezione da parte mia dei blocchetti di biglietti, due pieghevoli dell'Altopiano, un pieghevole delle escursioni guidate organizzate dalla ditta, un pieghevole del comune di R*** - appuntamenti di luglio, un libricino con i testi del museo letterario, e ventiquattro pieghevoli del parco archeologico, del modello che sto rifacendo - che dovrei rifare - e che ho battezzato l'Esapieghevole.

mercoledì, settembre 06, 2006

XXXIII: liberando il comodino [ne vedrete delle belle], (1)

Che è sedimentazione quasi a sé stante, il comodino, perchè più d'ogni altro mobile si presta all'accumulo, e meno degli altri è soggetto ad ordine e sgomberi. Intanto, come primo passo, sposto il coperchio cilindrico di plastica trasparente di una confezione da cinquanta di cd vergini che, capovolto, contiene:
Un pezzo di cinghia di zaino - il maschio d'una chiusura, di plastica nera; vai a capirlo, te, a che zaino della mia storia possa essere appartenuto. // Il contenitore di un rullino fotografico, al cui interno ci sono alcuni trucioli di matita [strano: solitamente le matite le tempero dentro all'astuccio]. // Un mozzicone di matita - verde l'esterno - di quelle che si usavano, in grande copia, nel magazzino della libreria nella quale ho lavorato. // Appuntata dietro a un foglio della tesi di G., la mia migliore amica, una frase di Julio Cortazar, bellissima: Ma che importano i postumi della sbronza se sotto c'è qualcosa di caldo, che devono essere le empanadas, e sopra qualcos'altro ancora più caldo, un cuore che ripete fottuti, fottuti, fottutissimi, insostituibili fottuti, porca puttana... Affascinante; il foglio è menomo d'un quarto. // Un foglietto di bloc notes, con lapidarie istruzioni - nomi di luogo, mosse da compiere - per raggiungere il posto dove mollare la macchina prima di andare a bivaccare nel Posto Più Bello Del Mondo [sic.] // Un ritaglio di quotidiano, dimensioni dieci per tre centimetri circa, ritagliato a forbice, con l'orario di trasmissione di un documentario sul Burkina Faso; per diverso tempo, dopo il mio ritorno dall'Africa, e con frequenza, mio padre ritagliava, e mi faceva trovare sulla scrivania - o, quando la scrivania era troppo incasinata, sulla tastiera del computer - tutto quello che riguardava il Burkina Faso. La cosa continua, ancora. I signori dell'acqua si sono spinti fino al poverissimo Burkina Faso, ai confini del deserto africano. Le telecamere racconteranno lo sconcerto e la protesta dela popolazione. A fare da guida, a Ouagadougou, è una compagnia di attori che girano il paese svelando alla gente il futuro di questo bene indispensabile per vivere. // Cassette audio; per una curiosa combinazione, sono tutti titoli importantissimi, critici per la mia formazione musicale: Running Wild, Death or glory; Angra, Holy land; Udo, Faceless world; Loreena Mckennitt, The mask and the mirror; novanta minuti di raccolta dei Pantera. E una custodia di cassetta, della quale si vedrà poi, perchè ha una sua Storia Importante. // La solita monetaglia ramata: in tutto, trentadue centesimi. // La bustina di plastica con le tre monete allegate all'edizione Adelphi de I ching.

martedì, settembre 05, 2006

XXXII, di ritorno (1)

Torno da due mesi lontano, quindi: due mesi in Altopiano, in una casetta in affitto, a lavorare e a camminare e a pensare, pigrando, a cosa fare del mio futuro, e facezie del genere. Torno, e ci sono i Buoni Propositi, ad aspettarmi [i buoni propositi in realtà li porti sempre con te: sono una parte del corpo, di quelle che di solito t’accompagnano unnoticed, come la milza o i gangli linfatici; eppure, i Buoni Propositi diventano tangibili – pressanti, inevitabili-da-averci-a-che-fare – solamente quando sei nella tua cameretta, e ti guardi attorno pensando: mah?]. Tra i Buoni Propositi ce n’è uno di enorme: è il Buon Proposito Dare Una Sistemata. E siccome le sistemate iniziano dall’ordine oggettivo delle cose, attorno, che ricadono sotto la tua competenza, ecco allora che sistemo la mia scrivania. Sulla quale si trovano oggetti vecchi e nuovi; oggetti già censiti oppure fino ad ora sfuggiti allo spoglio. In veloce elencazione:
Un dischetto da 3 pollici e mezzo. //Un cd di thrash metal – un demo; classicamente, il cd dell’amico di un amico. // Tre chine: un carminio numero due, un seppia numero quindici, e un nero numero diciassette: quest’ultimo, solamente, nuovo. // Una palla da tennis, da strizzarsi con nonchalance facendo altre cose intanto, ricordo di quando ho letto Infinite Jest di D.F. Wallace. // Oggettaglia informatica: l’accrocchio per connettere il palmare al computer; un doppino telefonico di modesta lunghezza; la mia webcam piccolissima; il cavetto – di complicati configurazione et uso – per connettere il cellulare al computer; un adattatore usb – porticina del mouse. // Fotocopie della prima cinquantina di pagine di World’s writing systems, che tanto volevo riprendere in mano, ed ho scoperto invece essere rovinate, malfatte: con perdita di lettere al margine sinistro delle pagine pari: di tutte le pagine pari. // Cancelleria diversa, sfuggita ai due mug portapenne; non sarà elencata, per pigrizia. // L’aggeggio per fare i buchi ai fogli di carta. // Cinque plettri; medi nello spessore, ma di diverso livello di medità. Il diapason, anche. // Oggetti d’uso comune: le chiavi dell’ufficio, quelle dei lucchetti della bici – inanellati al portachiavi denominato Piccolo Elefante Piccolo; le chiavi della cantina, di dimensione porte-della-città; il deodorante stick. // Diversa moneta: un euro e un centesimo, in tutto. // Set di cacciaviti a stella; set di bamboo per la china, con un pennello, anche, dentro; un barattolo di colla vinavil. // Una minacciosa, avvertente etichetta fatta col nastro adesivo di carta, su cui c’è scritto – con la mia scrittura veloce e di difficile comprensione e, quindi, vanificante l’intento avvertente dell’etichetta in se – su cui c’è scritto E’ attaccata! // Qualche appunto sul retro di fogli riciclati; ma poca roba, e per nulla interessante. // Un estratto conto con movimenti, fatto col bancomat; patente, tessera del sistema bibliotecario urbano, tessera di una associazione artistica; biglietto da visita del mio datore di lavoro. // Due pagine di quotidiano, con un lungo articolo di D.F. Wallace sul tennis. // Una cartolina, da Jesolo, di un’amica. // Fatture varie. // Una bomboniera – nel senso: un sacchetto di tessuto matrimoniale, pieno di confetti; una seconda bomboniera: questa stava, come segnaposto – decoraposto? – al pranzo di matrimonio; è un giglio, e in realtà – me ne accorgo solamente ora – in realtà quelli che credevo confetti, usati per rappresentare tipo i boccioli del giglio, o un qualche altro elemento della nomenclatura vegetale - in realtà questi confetti non sono confetti, bensì sono solo bianche ogive di plastica. // Numerosi cd e dvd vergini, nei relativi contenitori cilindrici. // Il quadernetto in uso: numero 17, color verde-qualcosa.