Torno da due mesi lontano, quindi: due mesi in Altopiano, in una casetta in affitto, a lavorare e a camminare e a pensare, pigrando, a cosa fare del mio futuro, e facezie del genere. Torno, e ci sono i Buoni Propositi, ad aspettarmi [i buoni propositi in realtà li porti sempre con te: sono una parte del corpo, di quelle che di solito t’accompagnano unnoticed, come la milza o i gangli linfatici; eppure, i Buoni Propositi diventano tangibili – pressanti, inevitabili-da-averci-a-che-fare – solamente quando sei nella tua cameretta, e ti guardi attorno pensando: mah?]. Tra i Buoni Propositi ce n’è uno di enorme: è il Buon Proposito Dare Una Sistemata. E siccome le sistemate iniziano dall’ordine oggettivo delle cose, attorno, che ricadono sotto la tua competenza, ecco allora che sistemo la mia scrivania. Sulla quale si trovano oggetti vecchi e nuovi; oggetti già censiti oppure fino ad ora sfuggiti allo spoglio. In veloce elencazione:
Un dischetto da 3 pollici e mezzo. //Un cd di thrash metal – un demo; classicamente, il cd dell’amico di un amico. // Tre chine: un carminio numero due, un seppia numero quindici, e un nero numero diciassette: quest’ultimo, solamente, nuovo. // Una palla da tennis, da strizzarsi con nonchalance facendo altre cose intanto, ricordo di quando ho letto Infinite Jest di D.F. Wallace. // Oggettaglia informatica: l’accrocchio per connettere il palmare al computer; un doppino telefonico di modesta lunghezza; la mia webcam piccolissima; il cavetto – di complicati configurazione et uso – per connettere il cellulare al computer; un adattatore usb – porticina del mouse. // Fotocopie della prima cinquantina di pagine di World’s writing systems, che tanto volevo riprendere in mano, ed ho scoperto invece essere rovinate, malfatte: con perdita di lettere al margine sinistro delle pagine pari: di tutte le pagine pari. // Cancelleria diversa, sfuggita ai due mug portapenne; non sarà elencata, per pigrizia. // L’aggeggio per fare i buchi ai fogli di carta. // Cinque plettri; medi nello spessore, ma di diverso livello di medità. Il diapason, anche. // Oggetti d’uso comune: le chiavi dell’ufficio, quelle dei lucchetti della bici – inanellati al portachiavi denominato Piccolo Elefante Piccolo; le chiavi della cantina, di dimensione porte-della-città; il deodorante stick. // Diversa moneta: un euro e un centesimo, in tutto. // Set di cacciaviti a stella; set di bamboo per la china, con un pennello, anche, dentro; un barattolo di colla vinavil. // Una minacciosa, avvertente etichetta fatta col nastro adesivo di carta, su cui c’è scritto – con la mia scrittura veloce e di difficile comprensione e, quindi, vanificante l’intento avvertente dell’etichetta in se – su cui c’è scritto E’ attaccata! // Qualche appunto sul retro di fogli riciclati; ma poca roba, e per nulla interessante. // Un estratto conto con movimenti, fatto col bancomat; patente, tessera del sistema bibliotecario urbano, tessera di una associazione artistica; biglietto da visita del mio datore di lavoro. // Due pagine di quotidiano, con un lungo articolo di D.F. Wallace sul tennis. // Una cartolina, da Jesolo, di un’amica. // Fatture varie. // Una bomboniera – nel senso: un sacchetto di tessuto matrimoniale, pieno di confetti; una seconda bomboniera: questa stava, come segnaposto – decoraposto? – al pranzo di matrimonio; è un giglio, e in realtà – me ne accorgo solamente ora – in realtà quelli che credevo confetti, usati per rappresentare tipo i boccioli del giglio, o un qualche altro elemento della nomenclatura vegetale - in realtà questi confetti non sono confetti, bensì sono solo bianche ogive di plastica. // Numerosi cd e dvd vergini, nei relativi contenitori cilindrici. // Il quadernetto in uso: numero 17, color verde-qualcosa.
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