se ne escono dallo zaino montano, reduce [ancora, dopo due mesi] del viaggio belga:
una matita a mine, di marca - o nome - il matito, rubata ad un docente universitario di archeologia. // un paio di mutante che è meglio eliminare, per come sono ridotte d'elastico. // un temperamatite di metallo. // un grumo di carta assorbente. // il sacco lenzuolo. // due magliette da sotto, una grigia e una viola, con lo scollo a vi, che io porto soprattutto come magliette punto. // una camicia nera. // la mia felpetta leggerissima - maglietta - quello che è, blu con cappuccio, compagna da anni di mille avventure, e tentativi d'essere esteticamente decente. // infagottata dentro a una maglietta gialla sportiva, una lattina gialla di Grimbergen, alta e stretta, connessa non solo alla bellezza in se, come oggetto, della lattina; ma anche a ricordi di vuoto mentale assoluto, brezza marina, bicicletta, rilassamento totale, pensieri nulli. Belgio. // un'altra maglietta da sotto/sopra. // il mio fedele maglione nero. // una saponetta residua d'un blocco di sapone di marsiglia aromatizzato al'oliva, in un sacchetto di plastica. // un paio di mutande. // i miei jeans cinesi, fedeli anche loro. // svariati calzini in diverso stato d'utilizzo e abbandono, e un fazzoletto intonso. // ancora: il mio fedele cavatappi cavaturaccioli eccetera. // una moneta da mezzo franco francese. // in un sacchetto di plastica, la roba veramente onta: calzini e mutande.
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