mercoledì, settembre 06, 2006

XXXIII: liberando il comodino [ne vedrete delle belle], (1)

Che è sedimentazione quasi a sé stante, il comodino, perchè più d'ogni altro mobile si presta all'accumulo, e meno degli altri è soggetto ad ordine e sgomberi. Intanto, come primo passo, sposto il coperchio cilindrico di plastica trasparente di una confezione da cinquanta di cd vergini che, capovolto, contiene:
Un pezzo di cinghia di zaino - il maschio d'una chiusura, di plastica nera; vai a capirlo, te, a che zaino della mia storia possa essere appartenuto. // Il contenitore di un rullino fotografico, al cui interno ci sono alcuni trucioli di matita [strano: solitamente le matite le tempero dentro all'astuccio]. // Un mozzicone di matita - verde l'esterno - di quelle che si usavano, in grande copia, nel magazzino della libreria nella quale ho lavorato. // Appuntata dietro a un foglio della tesi di G., la mia migliore amica, una frase di Julio Cortazar, bellissima: Ma che importano i postumi della sbronza se sotto c'è qualcosa di caldo, che devono essere le empanadas, e sopra qualcos'altro ancora più caldo, un cuore che ripete fottuti, fottuti, fottutissimi, insostituibili fottuti, porca puttana... Affascinante; il foglio è menomo d'un quarto. // Un foglietto di bloc notes, con lapidarie istruzioni - nomi di luogo, mosse da compiere - per raggiungere il posto dove mollare la macchina prima di andare a bivaccare nel Posto Più Bello Del Mondo [sic.] // Un ritaglio di quotidiano, dimensioni dieci per tre centimetri circa, ritagliato a forbice, con l'orario di trasmissione di un documentario sul Burkina Faso; per diverso tempo, dopo il mio ritorno dall'Africa, e con frequenza, mio padre ritagliava, e mi faceva trovare sulla scrivania - o, quando la scrivania era troppo incasinata, sulla tastiera del computer - tutto quello che riguardava il Burkina Faso. La cosa continua, ancora. I signori dell'acqua si sono spinti fino al poverissimo Burkina Faso, ai confini del deserto africano. Le telecamere racconteranno lo sconcerto e la protesta dela popolazione. A fare da guida, a Ouagadougou, è una compagnia di attori che girano il paese svelando alla gente il futuro di questo bene indispensabile per vivere. // Cassette audio; per una curiosa combinazione, sono tutti titoli importantissimi, critici per la mia formazione musicale: Running Wild, Death or glory; Angra, Holy land; Udo, Faceless world; Loreena Mckennitt, The mask and the mirror; novanta minuti di raccolta dei Pantera. E una custodia di cassetta, della quale si vedrà poi, perchè ha una sua Storia Importante. // La solita monetaglia ramata: in tutto, trentadue centesimi. // La bustina di plastica con le tre monete allegate all'edizione Adelphi de I ching.

martedì, settembre 05, 2006

XXXII, di ritorno (1)

Torno da due mesi lontano, quindi: due mesi in Altopiano, in una casetta in affitto, a lavorare e a camminare e a pensare, pigrando, a cosa fare del mio futuro, e facezie del genere. Torno, e ci sono i Buoni Propositi, ad aspettarmi [i buoni propositi in realtà li porti sempre con te: sono una parte del corpo, di quelle che di solito t’accompagnano unnoticed, come la milza o i gangli linfatici; eppure, i Buoni Propositi diventano tangibili – pressanti, inevitabili-da-averci-a-che-fare – solamente quando sei nella tua cameretta, e ti guardi attorno pensando: mah?]. Tra i Buoni Propositi ce n’è uno di enorme: è il Buon Proposito Dare Una Sistemata. E siccome le sistemate iniziano dall’ordine oggettivo delle cose, attorno, che ricadono sotto la tua competenza, ecco allora che sistemo la mia scrivania. Sulla quale si trovano oggetti vecchi e nuovi; oggetti già censiti oppure fino ad ora sfuggiti allo spoglio. In veloce elencazione:
Un dischetto da 3 pollici e mezzo. //Un cd di thrash metal – un demo; classicamente, il cd dell’amico di un amico. // Tre chine: un carminio numero due, un seppia numero quindici, e un nero numero diciassette: quest’ultimo, solamente, nuovo. // Una palla da tennis, da strizzarsi con nonchalance facendo altre cose intanto, ricordo di quando ho letto Infinite Jest di D.F. Wallace. // Oggettaglia informatica: l’accrocchio per connettere il palmare al computer; un doppino telefonico di modesta lunghezza; la mia webcam piccolissima; il cavetto – di complicati configurazione et uso – per connettere il cellulare al computer; un adattatore usb – porticina del mouse. // Fotocopie della prima cinquantina di pagine di World’s writing systems, che tanto volevo riprendere in mano, ed ho scoperto invece essere rovinate, malfatte: con perdita di lettere al margine sinistro delle pagine pari: di tutte le pagine pari. // Cancelleria diversa, sfuggita ai due mug portapenne; non sarà elencata, per pigrizia. // L’aggeggio per fare i buchi ai fogli di carta. // Cinque plettri; medi nello spessore, ma di diverso livello di medità. Il diapason, anche. // Oggetti d’uso comune: le chiavi dell’ufficio, quelle dei lucchetti della bici – inanellati al portachiavi denominato Piccolo Elefante Piccolo; le chiavi della cantina, di dimensione porte-della-città; il deodorante stick. // Diversa moneta: un euro e un centesimo, in tutto. // Set di cacciaviti a stella; set di bamboo per la china, con un pennello, anche, dentro; un barattolo di colla vinavil. // Una minacciosa, avvertente etichetta fatta col nastro adesivo di carta, su cui c’è scritto – con la mia scrittura veloce e di difficile comprensione e, quindi, vanificante l’intento avvertente dell’etichetta in se – su cui c’è scritto E’ attaccata! // Qualche appunto sul retro di fogli riciclati; ma poca roba, e per nulla interessante. // Un estratto conto con movimenti, fatto col bancomat; patente, tessera del sistema bibliotecario urbano, tessera di una associazione artistica; biglietto da visita del mio datore di lavoro. // Due pagine di quotidiano, con un lungo articolo di D.F. Wallace sul tennis. // Una cartolina, da Jesolo, di un’amica. // Fatture varie. // Una bomboniera – nel senso: un sacchetto di tessuto matrimoniale, pieno di confetti; una seconda bomboniera: questa stava, come segnaposto – decoraposto? – al pranzo di matrimonio; è un giglio, e in realtà – me ne accorgo solamente ora – in realtà quelli che credevo confetti, usati per rappresentare tipo i boccioli del giglio, o un qualche altro elemento della nomenclatura vegetale - in realtà questi confetti non sono confetti, bensì sono solo bianche ogive di plastica. // Numerosi cd e dvd vergini, nei relativi contenitori cilindrici. // Il quadernetto in uso: numero 17, color verde-qualcosa.

domenica, giugno 11, 2006

XXXI, abadonware

Col quale, dopo un edificante dialogo della domenica mattina con la madre, a proposito di arredamento, restyling, eliminazione fengshuiana dell'eccesso di casino e questioni della fisica degli spazi - l'universo in un guscio di noce, scatoloni in cantina a prender muffe, e cose del genere - si riprende l'attività ordinatrice, con veementi distruzioni di paccottiglia stavolta.
Dagli scaffali al di sopra della scrivania, quindi.
Un vecchio contenitore di plasticaccia fumé trasparente - con tanto di chiavetta esagonale di plastica nera, in duplice copia, la seconda chiavetta ancora attaccata alla prima con un anellino di metallo - un vecchio contenitore pieno di dischetti da 3 1/2, risalenti all'era del mio primo PC, il buon fedele torreggiante 486. Un contenitore, dai tempi in cui già un contenitore - poveretti! - non bastava, ma comunque precedente all'avvento dei cd, dei masterizzatori domestici, delle chiavette usb, delle centinaia di megabyte. Ottantasei dischetti, alcuni dei quali nati ad alta densità, altri trasformati in supporti ad alta densità con precisi fori di trapano a colonna, fatti nel garage-officina di uno dei più smanettoni compagni di istituto tecnico; ah!, quanti ricordi - e quanta eccitazione - la scoperta di questo trucco. Qui dentro ci sono dischetti che, a guardare le etichette, devono aver conosciuto decine di formattazioni, dozzine di diverse catalogazioni; ci sono scritte a penna, a pennarello, a matita - etichette di diverso formato sovrapposte, pezzetti e striscioline di nastro adesivo di carta. Ci sono i dieci dischetti di Wing Commander, tenuti insieme con il nastro adesivo di carta - [segue descrizione dell'acquisizione di questi ponderosi giochi dal proprio pirata di fiducia] - e i quattro di Dune II, Battle for Arrakis; dischetti di driver - mouse, scheda audio, scheda video: bastavano questi - aggiornamenti del Dos, utility, giochi. Dischetti con save di giochi di ruolo; esperimenti di programmazione; file audio e immagini. Il famoso utilissimo irrinunciabile Norton Commander 4. La fantomatica utility per tirare la capacità dei dischetti a 1,7 mega. Su un dischetto sono passati il disco di percorsi di un simulatore di golf, una versione di Tetris, una versione porno di Tetris, il primo disco di Simant, il secondo disco su due di qualcosa che si chiamava DP3. Superbase è stato cancellato per fare posto a qualcosa di ora illeggibile, poi ad un qualcos'altro di illeggibile x Windows installabile, poi a parte di una collezione di font - caratteri da F a T - e infine a dei file midi. Sul dischetto originale di un gioco della Electronic Arts - Immortal? - sono stati scritti - l'ordine ormai irrecuperabile - il quarto disco di Space Hulk, il secondo di Space Gun, l'unico di MCS Stereo: tutti software che, nella maniera più assoluta, non ricordo.