Don DeLillo, Underworld
giovedì, settembre 14, 2006
XXXIX: i Maestri
Albert tolse gli strumenti dalla scatola di sigari. Li dispose sul tavolo a qualche centimetro di distanza l'uno dall'altro. Il pettine nero, corto e gommato, assottigliato a un'estremità per le basette. Il pettine di tartaruga con il manico e tre denti mancanti, chiamato pettine a rastrello. Il bellissimo paio di forbici, di fattura italiana, in possesso della famiglia da generazioni, una di quelle cose che saltano fuori tra effetti personali dei deceduti e si vedono all'improvviso con occhi nuovi, un utile tesoro, con impugnature di filigrana e uno sperone attaccato a uno degli occhielli, un prolungamento ricurvo per sorreggere il dito medio. Si infila l'indice nell'occhiello e si appoggia il medio all'appendice modellata a questo scopo. Che altro? Il pennello da barba, non necessario. Le forbicine da naso, che provveda da sé al suo naso. La tosatrice elettrica, pesante e nera, Elk Grove, Illinois, la lama ancora un po' inciuffolata dei capelli di Eddie tagliati sei settimane prima. Che altro? Tubetto di olio lubrificante per forbici. Spazzola del five-and-dime, dalle setole morbide.
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