Dalla scrivania, per cominciare.
Tre buste imbottite – da una delle quali viene fuori la ricevuta, stampata su a4, dell’acquisto on-line di Metalwork and Enamelling di Herbert Maryon (la tengo, la ricevuta, e la infilo nel libro). Il pacco – questo – ha provenienza americana (Astoria, OR); gli altri due: una dogana tedesca – se almeno vuol dire questo, la dicitura Port Payé, ma sulla fattura è scritto Mesa, AZ, come per tutti i subsequenti pacchi speditimi dalla FindingKing, fornitore via internet di attrezzi da jeweller [questo pacco, per esempio, è delle tenaglie da trafila]; Santa Clara, CA, il secondo bustone –un altro libro, era, ma la ricevuta è sparita. // Il manifesto – la locandina, come la chiama la committenza – il manifesto del comune di R., attività estive: un riquadro vuoto, bordato di giallo, su cui incollare le locandine più piccole delle attività estive; in alto c’è scritto comune di R., assessorato eccetera; musei e numeri di telefono utili sono sotto – c’è un pezzo nel mio blog, a proposito del rinnovo grafico e concettuale di questa locandina, è uno di quei pezzi che ho letto una sera in Prato, a fine luglio, con i C. - faceva parte della mia selezione di pezzi sul lavoro; la locandina ha dimensioni 77 x 35, tipo, ma non ho voglia di misurarla, ora. // Un altro bustone, involucro del pacchetto in cui mi è arrivata la macchina fotografica reflex. C’è ancora la ricevuta, mai tirata fuori dalla busta di plastica incollata all’esterno. // Una busta di foto sviluppate, vuota. // Un cd di A. – Some of my best friends are djs. // La ricevuta dei lavori di connessione intrapresi, e falliti, nella mia prima casa post-genitoriale; 78 euro di router, 40 euro per 40 metri di cavo ethernet; 72 euro in ore di lavoro, fatturate in quantità minore rispetto a quelle veramente perse da M., il mio tecnico. Il router sta a casa mia, in uso, assieme a nuovi cavi – uno, per dire, rubato da K all’università, e un secondo anche; il terzo solo faceva probabilmente parte del set originario; buona parte dei 40 metri di cavo fatturati ancora pencolano dall’appartamento della famiglia che mi affittava le stanze. I loro 100 euro – metà della somma – non glieli ho mai restituiti – si inculano, come direbbero a Yale. // Alcune mezze stampe della mia tesi di laurea; un po’ di fascicoli di carta, tenuti insieme da graffette di metallo, con testi per i pannelli di L., per una mostra trilingue. Carta sprecata, e sono pure quattro fascicoli. // Un certificato che sostituisce provvisoriamente la tessera europea di assicurazione malattia, nel caso fossi andato a trovare i miei in Bretagna, quest’estate. // La busta che conteneva moduli e bollini SIAE – sempre lavoro per il comune di L. - con dentro ancora una ricevuta, ch’è meglio ch’io porti in ufficio, non si sa mai. // Una stampa, interrotta da cartuccia esaurita in corso d’opera, del racconto scritto, al Pedrocchi, durante il concorso Tiro Rapido. // Un foglio bianco, col numero di un cellulare appuntato in alto a sinistra. // Un libretto per fotografie formato jumbo. // Un altro foglio del lavoro della mostra trilingue di L., su cui sono appuntati i dati delle batterie utilizzabili per la reflex, davanti dove il foglio è stampato, e schizzi per una spiegazione del concetto di risoluzione che ho dato a mia mamma, una mattina. // Ricevuta di Amazon per i libri Form emphasis for metalsmith e Art of coppersmithing. // Diversa porcheria, tipo confezioni di dvd vergini, strisce di carta di dove c’era la colla delle buste imbottite… cose del genere, quindi. // Una foto di me sulla falesia di Bandiagara, in Mali: maglietta arancione Adidas, capelli cortissimi e safi viola appeso alla maglia a maniche lunghe, blu, legata in vita; sguardo truce, stanco o preoccupato, o tutte queste cose assieme. // Una stampa decente del racconto Non si può tornare dopo nove anni, quello scritto per il concorso Tiro Rapido, eccetera. // Una busta proveniente da Ann Harbor, MI, sempre di libri. Una busta, punto – doveva stare dentro un’altra busta, o qualcosa del genere. Un sacchetto trasparente di quelli in cui gli archeologi mettono i reperti. // L’etichetta della sacca verde a tracolla, comprata su Ebay. Il biglietto da visita del negozio da cui l’ho acquistata. // Stampe: prove di topografia e sovrapposizioni del cantiere di M., sul retro un inizio di stampa dell'intervento di Miller in Books of my life; l’interruzione della stampa ha evidentemente qualcosa a che vedere con lo stropicciamento/sbrego del foglio, e con alcune chiazze di inchiostro nero che dovevano essere, in origine, particolarmente dense. // Una busta porta cd, vuota. // La mia tessera delle Biblioteche del Trentino, valida per il prestito in tutte le biblioteche del Sistema Bibliotecario Trentino, ah! // Elenco e pubblicazioni di quelli che han letto alle serate realvisceraliste. // Una busta evidentemente anch’essa inceppatasi nella stampante. // Uno scontrino di tabaccheria per 5 euro di buste, la grande ondata di promozione della Ditta. // Correzioni al lavoro trilingue. // Stampa fronte-retro di alcune battute – intorno alla 120 – di un pezzo del primo disco di Vinnie Moore, Shadows of yesterday. // Un foglio bianco. // Diverse prove di stampa, e stampe sbagliate o sovrapposte. // Quattro buste della banca – tre estratti conto e un versamento, a sentire dallo spessore – mai aperte. // Busta della SIAE, con proprio bei francobolli, raffiguranti un’allegoria di Giorgio Amarelli, produttore di liquerizia. Ieri mattina al IX salone dei beni culturali, a Venezia, c’era uno stand del museo della liquerizia, su cui troneggiavano due francobolli – questi, forse. Li taglio e li metto da parte. // Un’altra busta inceppata e strappata. Poi, ho cambiato stampante. // Ennesimo invito a un convegno sul Cammino di Santiago. // Una busta intestata del dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Padova, da K. al Dottor Z. // Codici colori per i pannelli della mostra trilingue di L. [molte risate, per me e K., in skype e per telefono: i colori scelti dalla committenza per le diverse aree tematiche della mostra non erano certo così diversificati, e lasciavano noi lavoratori di Illustrator a lambiccarci sulle loro precise tonalità, ad esempio ciclamino sfumato contro azzurro/blu sfumato, oppure corda, color burro, bianco o ghiaccio per tre sezioni differenti]. Il foglio era rimasto attaccato al fianco del case del mio computer per tutta la durata del lavoro – quando il case del mio computer era ancora bén chiuso. // Una busta bianca, sudicia e piegata in due. // Una busta contenente materiale della scuola Holden – comunicazioni sui corsi in programma; speditami da una siòra che aveva partecipato ad un mio stesso corso, uno o due anni fa. Arrivata con mia sorpresa – non le ho mai risposto. // Comunicazione dell’Università, ancora imbustata perché aperta, lèttane l’intestazione, richiusa la busta, abbandonata sulla scrivania con un probabile vaffanculo. Concorso che premia le migliori idee di impresa, espresse in forma di businness plan… giòchino un ruolo da protagonisti in termini di proposte innovative… Seguono inviti a due incontri – la Start Cup of Tea, per allacciare contatti, chiarire dubbi, incontrare altri partrecipanti eccetera, e la Team Building Night – gli incontri si sarebbero tenuti, c’è scritto, presso l’incubatore universitario d’impresa Start Cube. Cronenberg docet. La comunicazione è poi lieta di invitarmi ad un corso di formazione gratuita al businness planning per laureati in materie non economiche. Il pieghevole allegato è uno spettacolo – lo sono i tipi umani raffigurati: fronte, un precisino in abbigliamento casual – giacca e camicia con colletto aperto – guarda dentro una palla di natale rossa come fosse la lente di un cannocchiale; interno: tre maschi più o meno normali e più o meno supponenti – uno, in particolare, mostra altezzosità para-nobiliare – una potenziale chiattona, o una chiattona in divenire, in maglioncino e rossetto rosa, e un occhialuto in gillet di lana pesante con due lampadine in mano. Accese. Retro: un operatore di piattaforma petrolifera, unto in eccedenza di morchia in faccia, con caschetto di ghisa munito di lampada frontale, e sotto lo slogan dura la vita degli innovatori. // Il mio diapason, finalmente.
Azioni intraprese
Cercare una cartellina per riunirvi tutti i miei scritti; trovare dei contenitori per degli oggetti d’ordinamento in progress. Aprire questo blog.
1 commento:
me very grateful!
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