Comunque ho bisogno di spazio, ho bisogno d’un piano d’appoggio – ho bisogno di quei 60 per 50 tremila centimetri quadrati che la mia scrivania, in potenza, può offrirmi. Per cui, una veloce classazione in mucchietti merceologici, ed un veloce spoglio degli stessi, nelle stesse categorie merceologiche.
La stampa di una delle poche mail in cui una committenza s’è sciolta a dire va benissimo ed è bellissimo. Poche modifiche suggerite – alcune incomprensibili - e un’imbarazzante nota a proposito di un eccesso di zelo del correttore automatico di Word, e poi un altro commento, il lavoro è bello. Sono soddisfazioni. // Prove di stampa di cartografia e modellazioni 3d, belle e colorate, fatte in due minuti per rabbonire e distrarre un professore. // Appunti, originali, ripiegati in quattro, della sessione di georadar che ho tentato di mettere in piedi durante la campagna di scavo a R., quest’estate [l’unico mio intervento nei confronti della suddetta campagna, dato che il tempo lo passavo a sorbirmi i capricci di una committenza, e a bere lattine di birra] Dagli appunti non si capisce l’ordine, l’obiettivo ed il senso finale dei rilievi, ma ero sotto un sole implacabile, e assistito da due studentelli con una forte pulsione all’imboscamento. // Un elenco degli alberghi a una stella di Roma, d’un giorno in cui avrei dovuto fermarmi in capitale ma era tutto troppo umido, troppo stanco e troppo solo. // L’affettuosa stampa d’un affettuoso disegno in cui i ragazzi della campagna di scavo di R. del 2004 mi raffigurano com’un cimbrico guerriero munito di mantella, batticarne come mazza e coperchio di pentola a uso di scudo, e didascalizzati dettagli: cimbrica trippa, cimbriche all-star, ed una bottiglia ad altezza uomo di cimbrica birra. // La stampa, automatica, dell’etichetta da appiccicare sulla busta con cui avrei spedito la mia richiesta di partecipare all’esame per la borsa di dottorato. // Moduli per l’iscrizione ad un corso, nelle intenzioni dell’autore, ipertecnico. // Il fax, freddo e un po’ spocchioso ma comunque contenuto e burocratico, con il quale mi sono ritirato dal già nominato corso ipertecnico, per questioni d’orario e per mancanza di ipertecnicità. // Materiale d’un corso di scrittura. Su una fotocopia ci sono scarabocchi – il simbolo del Trystero – ed il nome rinascimentalmente italianizzato dello scrittore Nello Stivensonio: io ed L. non riuscivamo a tenere gli occhi aperti, dopo gli eccessi di unta alimentazione e spritz casereccio, ed il corso in qualche modo dovevamo farcelo passare. Sul retro di un altro foglio, la mia riscrittura del leopardiano sempre caro mi fu, come esercizio richiedeva [Sempre caro – sempre caro; sempre caro mi fu questo colle. Sempre caro mi fu quest’ermo colle. Ermo colle. Caro, ermo colle. Caro, colle – colle, caro. Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe? Sempre cari mi furon questi – sempre caro mi fu quest’ermo colle e questa siepe, questa siepe che da… sempre caro. Colle, siepe. Cari colle cara siepe. Bah.] // Appunti di lavoro, su fogli a4, dei più disparati: cose da fare – tra cui, la famigerata stampa fata bén [sic.] di una brochure in corso d'approvazione – programmi da procurare, stralci di carte tecniche regionali di ambito veronese; la struttura del database per un applicativo d’inventario, corredato in fondo da un minuscolo nonché di sql io non mi ricordo un cazzo! // Ancora: prove di stampa su a4, ripiegate a modo di improvvisato quadernetto per appunti, su cui l’uniche cose appuntate sono le indicazioni, a pastello rosso, per raggiungere il ridente, montano abitato di L. //
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