lunedì, dicembre 05, 2005

II, come ieri, ancora. Forse un po' meno

dalla scrivania, ancora
L’anello terminale della riproduzione in miniatura di una chiave di tipo retico, che la Ditta smercia come souvenir, e che io ho rotto – prima di molte – cadendomi essa insieme al mazzo di chiavi legàtoci assieme per terra, davanti al portoncino delle cantine. // Un gancio ad “esse”, di quelli che si usano per appenderci le cose. // Un plettro extra-ultra-iper-heavy, di quelli viola della Dunlop da 2 millimetri. Non riesco più ad usarli, spessi così – sono passato agli extra heavy e basta, 1.14 millimetri. Ma ricordo d’una corsa al plettro più coriaceo, dieci anni fa ormai. // Un Quaderno di Archeologia del Veneto, prestatomi dal mio datore di lavoro per l’argomento trattato – è il numero intitolato Topografia archeologica e Sistemi Informativi, primo della serie speciale. // Il mio glorioso libretto universitario, vecchio stile di finta pelle marron-rossiccia con in fondo, nella tasca interna, ancora altri documenti della vita universitaria: numero di telefono dell’associazione a cui delegavo la burocrazia, prima di cominciare a pensarci da solo; tessera della biblioteca del Maldura [letteratura italiana]; tessera provvisoria del Dipartimento di Storia delle Arti Visive e della Musica; un po’ di codici a barre non usati; un badge magnetico datato 01.08.1996 – non credo sia quello in uso, che dovrebbe essere sperso nelle saccocce negli zaini o nelle tasche, da qualche parte. // L’ultimo oggetto libresco ricevuto –non comprato, ché per mancanza di denaro sono mesi, che non ne compro: Luserna – storia di un paesaggio alpino. Diventa il primo elemento del catalogo di libri geografici scientifici e quant’altro della mia biblioteca [sono atti di un convegno, comunque – sai che soddisfazione] // Pieghevole pubblicitario del sistema minitrapano Dremel; ho poi optato per una meno costosa imitazione, quaranta euro più spese di spedizione, compreso pure di un centinaio di punte ed accessori. // Scontrino di un negozio di fotografia, relativo all’acquisto dell’accrocchio – come lo chiama il mio datore di lavoro – dell’accrocchio USB per leggere i mille tipi di memory card esistenti sul mercato; comprato al termine di una giornata di sfighe: improvvise scadenze di lavoro e trovate del tipo ma io ho il lettore universale, montato sul computer di casa, e scoprire che è universale sì, ma che la sua universalità si ferma giusto prima del tipo di scheda che a te, ora, interessa, e tutto questo scoprirlo alle 19:05 di sera. Pedalare come uno scalmanato fino al negozio, dall’altra parte della città, ed in perfetto orario, alle sette e mezza, presentarsi all’aperitivo. // Il foglietto di istruzioni dell’accrocchio stesso. // Biglietti del treno: tre di questi legati al mio andare a Verona, in marzo, a far carte dalla/per la Siae; uno, di due anni fa: il ritorno dalla Calabria, settantatré e passa euro di Ic da Gioia Tauro a Padova. Tengo i biglietti piegati solamente a metà, ché sono ottimi segnalibri – uno accartocciato lo butto. // Il libretto di istruzioni del mio attuale cellulare, un Nokia 6610i. // Stampa, dall’immancabile servizio di mapperia on-line, della localizzazione nell’ambito urbano della sede Siae di Verona; appuntato, sotto la gif, il nome della ditta che ci duplica e serìgrafa cd e dvd. // Un pieghevole della Ditta, ultima versione, sulla prima pagina del quale ci sono le prove di me che falsifico la firma del mio datore di lavoro, ed un po’ di solchi circolari con i quali ho provato a rianimare una penna; con molta probabilità, per l’attività firmaria ne ho usata un’altra. // Due laccetti di plastica, che tenevano immatassati altrettanti cavetti. // Pieghevole di presentazione ed invito alla mostra di L., la stessa mostra per cui noi come Ditta s’è prodotta la pannellistica; l’invito è un foglio di lucido su cui è stampato in viola il pattern di tombolo che appare davanti al pieghevole, con cordiali inviti e gradite occasioni di augurarci una serena Santa Pasqua; commento di C. quando ha visto l’insieme: ma cos’è? L’invito ad un matrimonio? // Altri biglietti di treno, chilometrici stavolta: due da 40 km, un abbonamento da 50 – il primo ch’io abbia mai fatto, sul quale ho scritto la via di casa mia dove per via s’intendeva un’eventuale stazione di cambio nel tragitto percorso. // Una prova di stampa del curriculum della Ditta, sul retro della quale ci sono i miei appunti per l’impaginazione dello stesso, alcuni indirizzi di e-mail, la spiegazione di come raggiungere la tipografia, serie di crocette, abbinate a soggetti di pannello, ad indicare le cose già fatte per i vari - neanche a dirlo - pannelli della solita mostra di L. // Il pieghevole delle attività estive della Ditta che tenevo nel marsupio quando andavo a fare le visite guidate; è in effetti piuttosto liso. // Pagina di bloc-notes di una utensileria di Alte di Montecchio, su cui non c’è scritto niente. // La custodia di un cd riscrivibile, con dentro però la copia di Dead heart in a dead world, dei Nevermore.

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