Tutto il minuto materiale cartaceo che, nonostante le sue dimensioni, fa mucchio e cumulo e, spesso, tumulo sulla scrivania; parte seconda: poste e telegrafi
// Cinque moduli di ricarica della carta Postepay, per un totale di cinquecentocinquantuno euro movimentati; alcuni moduli sono fotocopie, perché alle poste centrali di Padova, di moduli, non ve n’è. Dietro ad una di queste fotocopie ci sono alcuni appunti di lavoro, scritti a matita e pressoché trasparenti. // Un estratto conto della mia carta Postepay, perché quando ronzi troppo attorno a Ebay è un attimo perderne il controllo. // Una lettera, con relativa, stylosa busta, con la quale mi si avverte che le normative della mia carta Postepay avrebbero subito delle variazioni a me sfavorevoli e che, insomma, avrei potuto, entro quindici giorni, recedere dal contratto. // Un bollettino di conto corrente postale, a causale acquisto di macchina fotografica. // Ricevuta di raccomandata e subsequente ricevuta di ritorno, per l’invio dei documenti d’iscrizione all’esame di dottorato. // Due pezzi di carta in cui mi si spiega perché mia madre ha dovuto spendere euro 5,50 quando è arrivato l’ultimo libro che ho comprato su Amazon, The rifles di William T. Vollmann; questo plico, mi dicono, Le arriva da un paese che non appartiene all’Unione Europea e poiché contiene un oggetto, è stato sottoposto alle operazioni di sdoganamento. Poi la carta si bea del recapito a domicilio in tempi rapidi, e della possibilità di pagare i diritti doganali direttamente al portalettere. Osserviamo però che: fino ad agosto, tutti i plichi mi arrivavano nei tempi previsti dai mittenti d’oltreoceano, e senza ulteriori balzelli; ora, oltre che tassati, i plichi arrivano con due mesi di ritardo – quando arrivano. // Sei francobolli da 0,45 euro, e tracce di francobolli di posta prioritaria. // Una busta della FedEx con la quale si sdogana un laminatoio, speditomi da Mesa, Arizona, e di cui vado molto fiero; uno dei diversi documenti contenuti vanta che tutte le sdoganerie sono GIA’ STATE FATTURATE al mittente – così, sì: in parte in maiuscolo. Un laminatoio è un aggeggio che funziona come una macchina per fare la pasta solo che, invece della pasta, riduce in lamine le lastre di metallo. Il corpo del laminatoio è di ghisa, e il pacco pesava 50 libbre – pesava talmente tanto che, quando è arrivato – io ero in montagna, a L., per lavoro – mia madre ha sentito la necessità di mandarmi un messaggio con scritto ti è arrivato un pacco pesantissimo, l’abbiamo spinto in cantina.
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