Fogli trovati sulla scrivania piegati in otto, il che vuol dire che sono passati per le tasche dei miei pantaloni e, con molta probabilità, vi hanno passato del tempo
Un elenco dei libri che avrei voluto/dovuto prendere a prestito, in diverse biblioteche della città, per preparare una lezione, prettamente geografica, sull’Altopiano; i titoli sono incomprensibili, riassunti da poche parole o, addirittura, in soli concetti – racconti puntini puntini; il territorio eccetera; di alcuni volumi è indicata solamente la collocazione, scompagnata dall’indicazione della biblioteca in cui si trovano. Sono elencati diciassette libri; la lezione l’ho preparata su quattro testi, uno solo dei quali è segnato qui – titolo autori e collocazione sono appuntati a penna, in fondo alla lista. // La stampa di un post di un’Amica, M., a proposito di massa sociale e fili d’erba. // Il quadro d’unione di un fotomosaico, tracciato a penna nera e pennarello arancione. I miei soliti, insicuri, chiedo-confermosi calcoli di scala, in basso. // Tre stampe, sbagliate, di una scheda dell’appendice della mia tesi. E’ passato più di un anno e ancora continuo a tirarne fuori, dal cassetto della carta da appunti. // La prova di stampa di una scheda di Unità Indagine, per un recente lavoro; dietro, le quantità necessarie di zucchero, burro, tuorli, farina, sale e buccia di limone che servono per fare i biscotti. // Onerose sorprese che all’ultimo incontro del Centro Studi il Professore ci ha portato: il programma di un convegno di etnoarcheologia dell’anno prossimo – dover scrivere venti righe di abstract, decenti, in una notte; il modulo di iscrizione dello stesso – schei, ma spero che qualcuno ci penserà per me; la scaletta di un convegno, programmato per il 16 dicembre oppure 15 o 17 dicembre [sic.], in cui figura un intervento del sottoscritto a titolo Rilevamento satellitare in GPS semi-differenziale – buttare giù un powerpoint, e inventare qualche immagine con cui infiorirlo. // Tre foto di scavo stampate, male, su un a4 di carta fotografica. // Due preventivi, scritti in penna blu con calligrafia da negoziante, su carta a quadrettoni, per due diversi sistemi di saldatura: a propano, 109,71 euro; a ossi-propano, 367,00 euro. Per entrambe le soluzioni, mi ricordo, valeva la formula questi sono i prezzi di listino, poi è chiaro che ti faccio bene. // Un elenco, scritto in pennarello azzurro su una prova di stampa, neanche a dirlo, della mia tesi, delle prime cose da procurare per approntare un laboratorio orefice. Al foglio manca un ottavo, strappato; tre quarti dell’elenco sono in inglese. [molti dubbi sul Senso della Vita, cercando questi oggetti. Mi presento in un rivenditore di prodotti chimici, prossimo agli istituti universitari. Tiro fuori questo foglio, su cui è appuntata la “ricetta” del flusso, e chiedo: avete l’acido borico? Ce l’hanno, costa abbastanza ma, insomma, poi serve. E poi, – continuo – il borace?
Mai sentito - mi fa il commesso.
Come?
Mai sentito. Non hai la formula? Se avessi la formula, potremmo capire cos’è. Ma così…
No, la formula non ce l’ho. Cioè, in realtà, il nome che ho io è in inglese, borax, ma credo che si traduca proprio in-
Comunque non so cos’è, non ce l’abbiamo.
Qualche giorno dopo ho scoperto che il borace s’usa per fare il bucato – s’usava, almeno; lo vendono nelle drogherie, all’etto]
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