venerdì, gennaio 06, 2006

XIX, verso lo spazio: g, … e ti promettono grandi cose, e continenti interi, nel caso tu riesca a scioglierlo.

E quindi, in un unico agglomerato ingarbugliato e solidissimo:
Una matassa di una quindicina di metri di doppino telefonico, nero, la cui maggior lunghezza è ancora tenuta assieme da una fascetta di plastica di quelle che devi tagliare per togliere, e quattro cinque metri sono invece srotolati e liberi. // Un doppino telefonico, nero, lungo un paio di metri, e munito ad un capo di una salvifica presa tripolare, con il quale doppino giravo per gli edifici in cui risiedevamo, durante le montane campagne di scavo estive, in cerca di una presa del telefono utilizzabile, e con numeri di fortuna, trovati nel portatile non mio che avevo in affidamento, e che mi portavo sottobraccio, nella notte silente, mentre tutti dormivano; con i quali numeri e con il quale doppino riuscivo finalmente a connettermi. // Due cavetti audio, uguali nella lunghezza, da jack stereo da 3,5 mm a due prese RCA maschio – differiscono, questi cavetti, per il solo fatto che uno dei due ha i contatti dorati. // Due cavetti audio, uguali, da due RCA maschio a due RCA maschio. // Il cavetto per trasferire dati dal mio attuale cellulare Nokia al PC, e viceversa, e che non uso mai perché il software di gestione ha per il sistema un peso improponibile. // Un cavo USB per stampanti troppo, troppo corto. // Due lacci di spago postale bianco, uno molto lungo e uno molto corto – poco più che un brandello – tagliati con colpi di taglierino. // Un portachiavi di quelli che puoi portare a tracolla, pregiato merchandising di un importatore-fornitore di sopraffini strumenti per il rilievo e la topografia, con l’unico difetto che il moschettone terminale s’è, senz’aver subito sforzi apparenti, dimezzato. // Il cordoncino della coulisse di un paio di pantaloni di una tuta – è un tripudio di complementi, sì – tagliato anche questo con un colpo di taglierino. // Il cordoncino della coulisse del pile più comodo che ho, quello della Ditta, che da subito ha preso ad elongarsi per sfibramento senza però mai spezzarsi, e se all’inizio riuscivo ad arrotolarlo abbastanza saldamente attorno al fermo di plastica, questo spago aveva poi preso a penzolare elongato fin quasi a terra, e non era un bel vedere, ohimé. // Un laccetto che teneva chiusa una matassa di cavo o filo; gli archeologi lo chiamerebbero chiusino – ne usano un bel po’, di chiusini, per chiudere i sacchetti di cocci e ritrovamenti - ma scopro ora con un po’ di delusione che chiusini sono lastre di pietra o metallo, o griglia, che servono a coprir pozzetti, spec. quelli delle fogne [Enciclopedia Treccani, consultazione on-line, legg. modif. e pluralizzat.] // Un elastico a banda, d’un bianco un po’ malaticcio. // Due pezzi di pelle di cammello ritorta a formare due lacci per monili, comprati in Africa e che avrebbero dovuto essere stati oliati per mantenere la morbidezza originaria, mentre ora, invece, a tre anni di distanza, sono rigidi e un po’ mollosi.

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